il blog di Topenz


SHEMA’
agosto 11, 2022, 11:43 am
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Ascolta, Israele!”. Ascolta, se vuoi essere libero. “La Verità vi renderà liberi” (1), se non conosci la Verità, che è la Parola di Dio, non potrai mai scegliere liberamente.

Israele significa “forte con Dio”, ed è il nome che, dopo un misterioso combattimento, il Signore attribuisce a Giacobbe, che invece vuol dire “prevaricatore”. La Genesi racconta (2) che Giacobbe, dopo un’intera notte di lotta, capisce che sta combattendo con Dio e che non può vincere. Quindi decide che gli conviene chiedere la sua benedizione. “Qual è il tuo nome?”, domanda allora il Signore. “Giacobbe!” risponde lui. Il nome indica l’essenza di una persona. Rispondere “Giacobbe” significa dire: “Sono un prevaricatore! (un ‘imbroglioncello’, diremo noi)”. Solo a questo punto Dio elargisce la sua benedizione, quando Giacobbe ha capito la lezione: “Bene, hai conosciuto la tua debolezza, d’ora in poi non ti chiamerai più Giacobbe. Israele sarà il tuo nome. D’ora in poi non ti appoggerai più su te stesso, ti appoggerai in Dio”.

Lungo il cammino della vita ognuno di noi è chiamato a riconoscere la sua debolezza. Ognuno di noi sta in realtà lottando con Dio per tante cose che non accetta. E’ necessario imparare ad amare! Per questo le parole seguenti vanno poste come segno sui propri polsi, in mezzo ai propri occhi, sugli stipiti della casa e sulle porte (3). Pronunziandole al mattino per chiedere la forza di adempierle e ripetendole la sera per chiedere perdono di non esserci riusciti, in un continuo cadere e rialzarsi.

“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore”. Amerai il Signore correggendoti nella tua affettività, negli affetti morbosi in cui confidi, trasformandoli in idoli, e in cui poni la tua sicurezza. La tua sicurezza viene da Dio, non dall’uomo quando diventa un idolo, né dal tuo lavoro quando questo diventa un idolo, né dal tuo conto in banca, che per la maggior parte degli uomini è l’idolo degli idoli. Il pane Dio lo dona ai suoi amici nel sonno (4)! Ricorda: il tuo tesoro è là dove riposa il tuo cuore (5)! Purtroppo dobbiamo riconoscere che troppo spesso riposiamo solo rimirando il conto in banca.

“Lo amerai con tutta la tua mente”. Amerai il Signore tuo Dio nella tua storia, nella tua condizione di vita. Impara ad avere discernimento sulla tua storia, su quello che non accetti! Riappacificati con la tua storia. E’ proprio lì che ti si sta mostrando l’amore di Dio, nella storia concreta tua e della tua famiglia, nella tua sofferenza, nella tua croce. E quando alla fine vedrai come la mano di Dio ha saputo guidarti, per il tuo bene, nella sofferenza della croce che vivi, allora scoprirai che quella croce è diventata gloriosa: la sofferenza non è mai fine a se stessa.

“Lo amerai con tutte le tue forze”. “Amerai il Signore tuo Dio con tutte le forze” è amarlo con il lavoro e quindi con il denaro che è frutto del tuo lavoro. E’ necessario provarsi sull’attaccamento ai beni, al denaro, che in fondo è quello che agli occhi del mondo ti dà gloria, potere. Siamo solo amministratori di beni che non ci appartengono e che non ci possiamo portare lassù. Il denaro ti fa sentire, per quanto in modo inconscio e primitivo, amato, perché pensi di poter comprare l’amore. Il dio che muove la vita di troppi uomini è il denaro, e questo tanto per chi ce l’ha che per chi non ce l’ha. E’ necessario invece amare solo Dio con tutte le proprie forze, non è possibile amare Dio e il denaro. Vuoi investire bene il tuo denaro? Dàllo ai poveri (6). Stiamo parlando di un combattimento che dura probabilmente tutta la vita, ma è un combattimento entro il quale è necessario provarsi, perché altrimenti non adempi il primo comandamento (7): Dio prima di tutto e sopra di tutto.

Questo comando, lo Shemà, è il primo nella vita ed è racchiuso nei primi tre comandamenti, quelli rivolti verso Dio. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso (Lv 19,18), fa’ questo e avrai la Vita Eterna (Lc 10,28), racchiuso nei comandamenti dal quarto al decimo. Alla fine di tutto il percorso, con le sue cadute inevitabili e con il graduale discernimento che l’ascolto della Parola e lo scrutare le Scritture producono sui propri affetti, sulla propria storia, sui propri idoli, non resta che l’Amore, vissuto all’interno della propria comunità, come San Policarpo raccomanda ai Filippesi: “Amate i vostri fratelli e amatevi vicendevolmente. State uniti nella verità, usatevi reciproche attenzioni con la dolcezza del Signore, non disprezzate nessuno…”. L’Amore è il dono completo di sé, quello del Cristo, agnello senza macchia, sulla croce: Amore senza misura al Padre con tutta la mente (nell’icona della corona di spine), con tutto il cuore (nel fianco squarciato dalla lancia) e con tutte le forze (nelle braccia stese sui bracci della croce): la sofferenza dell’Innocente per il perdono dei peccati del mondo (8).

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(1) Gv 8,31-32: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”.

(2) Gen 32,25-30: “Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora.  Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.  Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!».  Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». 30 Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse”.

(3) Esiste una innegabile similitudine tra la Mezuzah ebraica e la Croce cristiana posta sulla porta di casa.

(4) Sal 126,2: “Invano vi alzate di buon mattino, tardi andate a riposare e mangiate pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno”.

(5) Mt 6, 19: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;  accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.  Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore”.

(6) Lc 16,13: “Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona”.

(7) Mc 10,17-22: “…Un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?».  Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni.”

(8) Esiste un nesso misterioso che lega il capro espiatorio, la sofferenza del Cristo e quella di ogni innocente, come ad esempio i bimbi abortiti o i bimbi uccisi nell’Olocausto. D’altra parte S. Agostino scriveva che Cristo è l’Israele di Dio. Di fronte a tali misteri forse può più la musica che la parola (ascolta: “Sinfonia La sofferenza degli innocenti ” https://www.youtube.com/watch?v=9FAfVz4ZUaI )



L’AGRONOMIA E LA PARABOLA DEL GRANO E DELLA ZIZZANIA
luglio 28, 2022, 11:47 am
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  1. Le graminacee sono una grande famiglia di piante, delle quali alcune sono determinanti per l’alimentazione umana (grano, riso, orzo…) e altre danneggiano i campi coltivati con specie eduli. Perciò queste ultime possono essere definite ‘infestanti’ (zizzania, gramigna…). Le infestanti sottraggono acqua, luce e nutrimento alle specie buone ed eduli. Entrambe occupano comunque lo stesso campo, quello della buona terra. Se infatti non ci fossero specie buone eduli non avrebbe senso chiamarle infestanti.
  2. Le varie specie di graminacee sono difficilmente distinguibili durante la fase giovanile. Il riconoscimento è possibile solo a un occhio esperto, osservando la forma e il portamento della ligula e delle orecchiette (o auricole), cioè guardando l’inserzione della guaina fogliare. Ricordo che all’esame di agronomia, se non riconoscevi una giovane piantina di orzo da una di grano… venivi bocciato istantaneamente!
  3. Le graminacee, inoltre, hanno radici fascicolate, che si espandono e si intrecciano con quelle delle piante vicine, per cui tirandone via una è difficile non tirar via o danneggiarne anche altre.
  4. Solo quando la spiga è formata e matura è possibile riconoscere facilmente le varie specie (tra cui il grano e la zizzania). Nel caso della zizzania poi, che la maggior parte degli autori individua nella specie Lolium temulentum, anche il seme (la singola cariosside, non la spiga) è molto simile a quello delle varie specie di grano (Triticum spp.). Ne discende che solo il manifestarsi della spiga consente di riconoscere il grano dalla zizzania e di separarli. La cernita del seme infatti, una volta trebbiato e mescolato con quello buono, è quasi impossibile. Ultima notizia: la zizzania ha un seme che molto spesso è infettato da funghi tossici per l’uomo. Infatti Lolium temulentum vuol dire loglio ‘ubriaco’.

Fatte queste premesse è possibile contemplare, ancor più affascinati dal Mistero, la profondità dell’insegnamento di Gesù. Infatti:

  1. Il buon campo è il Regno. Nel quale convivono i buoni, i figli di Dio, e i cattivi, figli del diavolo. Nella sua infinita bontà il Padre Eterno fa piovere sui buoni e sui cattivi e lascia che i figli del diavolo possano sottrarre acqua, luce e nutrimento ai figli di Dio. Lo consente per non far venir meno il dono della libertà, conseguenza del suo Amore. Nel mondo e nel Regno. Nel Cosmo e nel Microcosmo. Di conseguenza anche nei nostri pensieri. Ci sono pensieri figli del diavolo e pensieri figli di Dio. Il Signore lascia che nella nostra mente convivano i suoi pensieri e le sue ispirazioni, dettati dallo Spirito Santo, e quelli nati dalla semina del nemico.
  2. Perché noi non dobbiamo estirpare la gramigna e permettere così ai figli del diavolo di sottrarre acqua, luce e nutrimento ai figli di Dio? Perché non è compito nostro, non è facile infatti distinguerli, i figli di Dio dai figli del diavolo. E ogni figlio di Dio è sacro, unico e irripetibile, inviolabile. Non a caso nella Messa diciamo che ‘osiamo‘ dire: “Padre nostro…”. Osiamo. Perché in fondo molto spesso facciamo le opere del demonio e non sappiamo nemmeno noi se siamo grano o zizzania, se rubiamo luce, acqua e nutrimento al nostro prossimo, se nostro padre è veramente il Padre Eterno o il diavolo. La storia della ligula e delle orecchiette può essere interpretata come la capacità, da parte di chi ha il dono di riconoscere gli spiriti, di discernere la natura delle persone guardando il particolare: la Chiesa, un santo direttore spirituale, dei santi catechisti.  Le orecchiette (o le cornicelle!), il particolare che permette di riconoscere la specie di appartenenza di azioni e pensieri apparentemente simili, possono essere gli atteggiamenti di disobbedienza, ad esempio, o, per quanto attiene i pensieri, la considerazione, spesso disattesa, che chi ti da sempre ragione è il diavolo. Dio, al limite, te la dà solo qualche volta…
  3. Se si estirpasse precocemente la piantina ‘sospetta’ di esser zizzania, il fratello molesto, probabilmente tireremmo fuori, per la storia delle radici intrecciate, anche del buon grano, capace di dare frutto a suo tempo.
  4. Dai frutti li riconoscerete. Le spighe mature della zizzania, raccolte e affastellate, vanno bruciate, prima che disseminino. Ricordiamo sempre che i semi sono tossici e permettono alla pianta di riprodursi. Come bruciarle una volta riconosciute? Nel Sacramento della Confessione, dove è Dio che le brucia. Tu le riconosci e Lui le brucia. Se lasci che il seme cada sul terreno o venga trebbiato via dalla spiga e mescolato con quello buono non può essere separato più.


TABULA RASA
luglio 21, 2022, 1:14 PM
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C’è una gigantesca carie che si è ormai mangiata gran parte dei valori morali che costituivano il fondamento della società occidentale. Questa carie origina dalla infezione corrosiva del “Globalismo”, l’illusione che un governo mondiale elitario, di pochi presunti saggi che si ergono sopra ogni identità e ogni nazione, possa costruire una torre che consenta all’Uomo di arrivare fino al Cielo. In pratica l’Uomo che si illude di costruire se stesso e si erge come Dio al posto di Dio. Per riuscire in questa impresa è necessario parlare una sola lingua, come spiega la Genesi nella storia della torre di Babele[1].

In che modo questa élite ha preparato, strategicamente e nel tempo, l’era del Globalismo? Utilizzando tutte le leve possibili perché si arrivasse a parlare “una sola lingua”. Attraverso il controllo pervasivo pluridecennale dell’educazione, della cultura e dei mezzi di comunicazione, si è cercato dapprima di imbastardire e poi eliminare le identità nazionali, di origine storica e culturale, passando poi a indebolire e screditare tutti i principi e i valori etici e i riferimenti all’assoluto e alla verità. Il tutto per instaurare, con il nuovo verbo fluido relativista, l’impero globalista planetario a guida americana-occidentale[2].

Si è iniziato dalla scuola, dunque, che è il serbatoio sotterraneo dal quale il bambino attinge la sua capacità di discernere e piano piano sviluppare, crescendo, un pensiero critico. Scuola gradualmente arruolata nella diffusione del Pensiero Unico. Scuola nella quale lo studente viene ridotto a un automa, capace a far di conto, utilizzare un computer, imparare alcune nozioni base, ma assolutamente incapace di elaborare un pensiero che si discosti appena da un temino di quinta elementare o di prima media. Capace solo di usare slogan preconfezionati. Buono solo per fornire manodopera, quando va bene impiegatizia di basso rango. Una generazione di sottomessi.

A tenaglia, dall’altra parte, l’attacco si è sviluppato con l’occupazione sistematica dell’informazione e dei mezzi di comunicazione, che completamente omologati decidono giorno per giorno l’argomento del giorno e di che cosa si debba parlare. Occultando ciò che è significativo e portando alla luce ciò che è secondario. Una propaganda martellante e pervasiva, che alla fine ha avvelenato l’acqua entro la quale nuotiamo e l’aria entro la quale respiriamo, cioè la cultura intesa in senso lato. I libri, i film, gli sceneggiati televisivi: tutto uniformato in questa melassa fluida e stereotipata: ormai già lo sai, quando inizia uno spettacolo, che per contratto ci devono essere tra i personaggi: i due gay o le due lesbiche, ovviamente sposati e simpatici, il nero ovviamente discriminato, la famiglia naturale, ma solo se covo di ogni turpitudine, l’eutanasizzato su sua richiesta… Un lavaggio del cervello.

Da queste due morse della tenaglia (scuola e mezzi di comunicazione/cultura) si è alla fine inoculato il veleno, quello che impedisce alla vittima di muoversi: la paura. La paura di morire. Alla quale i nostri giovani sono stati ben preparati togliendo loro ogni visione un po’ più alta della vita, che oltrepassi i meri desideri sessuali[3].

Ecco allora il virus e la pandemia prima, ora le sanzioni e la guerra, in futuro gli attacchi alieni o chissà cos’altro… Alla paura, poi, si risponde con l’emergenza: il vaccino, il Green Pass, il blocco dello stipendio per chi non si adegua, le liste di proscrizione, il blocco sui social di ogni pensiero vagamente dissonante dalla narrazione dominante. L’emergenza è l’ultimo scalino, perché giustifica la repressione del dissenso residuo, peraltro molto limitato, come nei grandi regimi totalitari del secolo scorso. I Fascisti del Terzo Millennio si dipingono di rosso fucsia o arcobaleno… ma sono pur sempre fascisti! E stanno lì a chiamare gli altri fascisti solo per evitare di essere individuati. Mentre in realtà, nell’esaltazione dell’eugenetica e nella eliminazione di piccoli, deboli, anziani sui quali viene apposto il timbro di “vita non degna di essere vissuta”, è evidente l’affiorare delle loro radici naziste e neo-malthusiane.

Ora però le lingue iniziano a confondersi, a destra e a sinistra (ma ‘sopra e sotto’ forse hanno lo stesso senso di ‘destra e sinistra’ oggi), all’interno di ogni schieramento. Il mondo unipolare (USA-Occidente) scricchiola, emergono altri imperialismi (Russia-Cina) e altre nazioni che intendono mantenere una propria indipendenza (India, Brasile, Sudafrica…). Gli interessi dei popoli europei sono diversi da quelli americani, quelli russi da quelli cinesi, le singole nazioni iniziano a guardare a se stesse. Non c’è più un’unica lingua, dettata dal più forte. E la guerra alla fine, per quanto biasimevole, è la conseguenza storicamente logica della incapacità di ridurre ad un punto di ragionevole incontro interessi diversi.

Beh, io dico che forse è possibile intravedere in tutto questo la mano sapiente del Dio che confonde le lingue, per il nostro bene. Qualche non credente ci vedrà magari l’eterno insegnamento della storia. In ogni caso, forse, siamo ora all’alba di un mondo multipolare. La torre del Pensiero Unico può venir giù e restituirci, se non il regno di Dio in terra, almeno il rispetto della legge naturale. La primavera è ancora sotto la neve, ma attende di germogliare, quando il ghiaccio si sarà dissolto.

Che fare? Prepararsi, leggere, informarsi e diffondere i diversi punti di vista tra le maglie del Moloch informatico che ancora tutto controlla. Iniziare ad aggregarsi e a vedersi di persona, discutendo, come nelle vecchie cellule di partito. Non a caso la distruzione di tutti i corpi intermedi della società (famiglie, comunità, partiti politici, distrutti dalla personalizzazione della leadership) era uno degli obiettivi di questa élite: finalizzato a ottenere uomini sradicati e soli, impauriti e sottomessi, schiavi dei propri desideri, consumatori perfetti. Fare fronte comune, accettando le diversità che pure ci sono (come nel dopoguerra nel Comitato di Liberazione Nazionale, il vecchio CLN), è quindi necessario per iniziare a fare tabula rasa, liberarci da questa cappa, da questi poteri, da questi partiti così come sono.

E poi… poi si vedrà. Per ora non mi sembra ci sia spazio per troppi distinguo. E’ fuorviante pensare di poter ricostruire sotto il giogo di un potere unico sovranazionale. Prima ti devi liberare, poi ricostruisci dalle fondamenta: storiche, filosofiche, spirituali.

P.S.: …e non è detto che ci si liberi con delle elezioni, probabilmente ci vuole molto i più.

***

[1] Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. Scendiamo dunque e confondiamo il loro linguaggio, perché l’uno non capisca la lingua dell’altro!» (Gen 11, 6-7)

[2] Edoardo Bennato, 1974: “Arrivano i buoni, finalmente hanno capito che qualcosa qui non va.
Arrivano i buoni e dicono basta a tutte le ingiustizie che finora hanno afflitto l’umanità.
Arrivano i buoni, arrivano arrivano, finalmente una nuova era comincerà.
Quanti sbagli, quanti errori, quante guerre e distruzioni, ma finalmente una nuova era comincerà.
Senza servi né padroni, senza guardie, né assassini, d’ora in poi tutti uguali, una nuova era per l’umanità.
Arrivano i buoni, ed hanno le idee chiare… ed hanno già fatto un elenco di tutti i cattivi da eliminar,
ma chi l’avrebbe mai detto che erano così tanti i cattivi da eliminar…
Così adesso i buoni hanno fatto una guerra contro i cattivi, però hanno assicurato che è l’ultima guerra che si farà…”

[3] Il Cielo, diremmo da cristiani. Ai giovani è stato chiuso lo sguardo al Cielo per confinarlo al basso ventre.




IL METAVERSO E IL NUOVO CARCERE VIRTUALE
aprile 1, 2022, 1:04 PM
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A differenza degli altri esseri viventi l’uomo, dotato di ragione e della possibilità di discernere e scegliere liberamente il bene o il male attraverso la propria volontà, ha un bisogno ineludibile di trovare una risposta al mistero della propria esistenza. Così tutte le filosofie e le religioni, fin dagli albori della civiltà, sono sorte per dare una risposta a questi interrogativi primordiali: Chi sono io e perché vivo? Chi mi ha creato? Da dove vengo e dove vado? E questi interrogativi si pongono al nostro intelletto partendo dalla realtà vissuta: sono un uomo che vive nella storia, che incontra la sofferenza in sé e negli altri (e spesso non la capisce), che cerca un fine nella propria vita, nella propria storia di fatti concreti e nella storia dell’umanità.

Partire dalla realtà esistenziale, personale e collettiva, è il presupposto indispensabile per poter iniziare a cercare le risposte a queste domande. Siamo infatti di fronte a un problema, anzi al problema: il senso della vita. E per poter risolvere un problema è necessario disporre di dati, cioè di informazioni di partenza. Bene, alcuni dati sono basilari, altri possono non essere necessari a trovare la soluzione, altri possono essere nascosti. Ora, di fronte al mistero della vita, c’è un dato basilare che troppo spesso non si vuole vedere: qual è?

Dobbiamo riconoscere, in merito alla nostra vita sulla Terra, alla nostra presenza nel Reale, che una cosa sola è certa nel momento in cui veniamo al mondo: che dobbiamo morire. Questo è il dato indispensabile per iniziare a cercare la soluzione del problema. Siccome però è un dato che ci fa paura, ci alieniamo, cerchiamo di rimuovere questa realtà per non pensarci, cosicché, non tenendone conto, non possiamo rispondere alle domande.

Fuggiamo dalla realtà, che non ci piace o della quale non riusciamo a darci una spiegazione, come uno struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Siamo di fronte anche qui a una tentazione ancestrale: il rifiuto di accettare la realtà. Rifiuto che in fondo è sempre esistito, ma che, diciamo dalla Rivoluzione industriale in poi, ha assunto connotati sempre più inquietanti, perché il progresso scientifico ci ha illuso di poter cancellare la sofferenza e la morte, mentre in realtà le ha solo interiorizzate, inculcandole e nascondendole nella nostra sfera spirituale più intima.

Di fronte alla incapacità di sopportare il peso di questa realtà, come risponde l’uomo del XXI secolo? Alienandosi. Se nel secolo scorso l’alienazione era limitata al “pensare solo alle vacanze”, al giocare ossessivamente a carte o al distrarsi attraverso il tifo calcistico e, nei casi più gravi, nel lasciarsi imprigionare dai vizi dell’alcol o della droga, oggi è in corso un salto di qualità che lascia intravedere molti tratti di una battaglia escatologica in corso. Per un cristiano è facile vedere nell’alienazione legata all’uso distorto del virtuale un disegno diabolico. E’ pur vero, però, che anche un ateo o un agnostico, in ogni caso, possono riconoscere il disegno di un Potere che vuole rendere l’uomo schiavo. Le due cose, il diavolo e il potere, in fondo, si completano a vicenda.

Siamo entrati nell’ era dell’ irrealtà e delle intelligenze artificiali, che escludono progressivamente l’intelligenza umana, un’era caratterizzata dai cosiddetti “social”. Questi sono stati inizialmente uno strumento di libertà, un’Agorà nella quale il singolo poteva “dire la sua” (per quanto strampalata o palesemente falsa) al mondo intero. Oggi, però, devono fare i conti con Gruppi Privati cui un oscuro Potere sovranazionale ha dato in gestione la piazza (virtuale) per censurare e punire, come “guardiani di una rivoluzione” che è soprattutto antropologica, ogni parere disforme alla Vulgata del Pensiero Unico. Aborto, Eutanasia, Utero in affitto, Omosessualismo, Transgenderismo, Transumanesimo… Ecco, se rifiuti questa impostazione dogmatica, diventato ormai un lasciapassare, sei avvisato una prima e una seconda volta, poi subisci le sanzioni e alla fine sei buttato fuori dalla Rete e in definitiva dalla comunicazione. Silenziato. Hanno davvero ricevuto un potere straordinario questi kapò, visto che hanno potuto ostracizzare finanche il passato presidente degli Stati Uniti d’America!

C’è ora l’ultimo passo: il carcere virtuale, nel quale ci si va a rinchiudere addirittura volontariamente (grazie al lavaggio del cervello operato dal martellamento dei mezzi di comunicazione): il Metaverso. Facebook si evolve in Meta, con il suo bel logo infinito. Cos’è il Metaverso? Un insieme di spazi virtuali nei quali puoi vivere, in un’altra dimensione, tramite il tuo Avatar. Già puoi leggere sui giornaloni, aedi del Pensiero Unico, articoli ammiccanti al primo uomo che si è sposato su Meta… Che bello, un mondo parallelo all’interno del quale può entrare, muoversi e interagire un altro te! Grazie al quale puoi alienarti definitivamente. Nel quale puoi decidere di essere un assassino o comunque fingerti ciò che non sei… Nel quale illusoriamente ti fai dio di te stesso, ti autodetermini, ti scegli un’altra vita. Finta, però!

Inizi come per un gioco e alla fine, tanto più rapidamente quanto più sei debole spiritualmente, ti trovi ingabbiato nell’irrealtà. In un carcere senza sbarre che ti sei scelto, rinchiuso lì da quelle stesse paure che ti facevano giocare ossessivamente a carte o entrare nella schiavitù dell’alcol o della droga. Così  esci dal Reale per rinchiuderti nel Virtuale, dal quale potrai uscire con il tuo bravo permesso per buona condotta, solo per lavorare. Come uno schiavo. Uno schiavo perfetto, che non si ribella perché non è consapevole di esserlo.

Come combattere, come resistere di fronte a queste sfide? Rinunciando alle seduzioni dell’irrealtà e tuffandosi nella realtà, nella propria storia concreta e in quella dell’umanità. Ecco, il Re è nudo, basterà restare nella Realtà perché il mondo se ne renda conto! Per un cristiano c’è di più: nel Reale, nella vita concreta, tra le persone che si parlano, si toccano, finanche si azzuffano, si fa presente Colui che ha tutte le risposte sul senso della Vita. Ecco, annunciare Colui che viene, un gran liberatore. Annunciare la Buona Notizia è fare resistenza a questo potere oscuro.



DIVIDE ET IMPERA. IL DISEGNO DEL DIAVOLO
marzo 3, 2022, 2:19 PM
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Si è partiti dalla paura, ordinaria mei secoli passati, di morire nel corso di una epidemia e si è arrivati subito al “tolgo l’amicizia ai no-vax” o, per contrappeso, al “via i covidioti dalla mia pagina”… Ed ora che il Padre Eterno ha depotenziato la pandemia grazie alle leggi della Natura, da Lui create (per cui, mutando, un virus perde progressivamente di virulenza), ecco che siamo tentati a dividerci ancora, finanche all’interno di ciascuno di questi due sottogruppi.

Arriva il passaggio successivo, la guerra, e subito spuntano i “Putiniani” (che poi molto spesso sono coloro che in passato denunziavano l’imperialismo russo) e i “pro-Nato” (gli stessi che, a parti invertite, fino a dieci anni fa facevano le manifestazioni contro l’imperialismo yankee), tifoserie che si schierano senza sapere una beneamata cippa di cosa sta veramente succedendo (immagini pochissime e spesso di dubbia provenienza, ci avete fatto caso?). Niente si sa della realtà, perché in guerra, notoriamente, vige la disinformazione e la censura all’interno di ogni schieramento, che occulta le notizie discordanti col pensiero di parte, con buona pace della democrazia, che è sostanzialmente sospesa come in tutti gli stati di emergenza.

Quello che stupisce, però, è che ancora troppi cristiani non vedano una cosa lampante: siamo di fronte al diavolo. Lo so, il mondo, i mezzi di informazione, i professori a scuola, i teologi alla moda, anche dentro la Chiesa, hanno contribuito a far dimenticare alle nuove generazioni, ormai lobotomizzate dopo 50 anni di cattivi maestri, un elemento fondamentale del reale: il diavolo esiste. E ormai è uscito alla scoperto, in campo aperto.

Torniamo a discernere allora, a capire quando ci parla Dio e quando ci parla il demonio! “Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,16), molto semplicemente: chi divide fa il gioco del diavolo, e bisogna riconoscere che, anzi, gran parte dei poteri del mondo sono completamente in balìa di satana, che ripete: “Divide et impera!. Quelli occidentali, poi, sono ormai ossessionati dalla necessità di imporre pervasivamente una visione antropologica che di cristiano non ha nulla e che arriva ad opporsi in maniera delirante alla stessa legge naturale, emarginando o espellendo chi resiste al lavaggio del cervello.

La Madonna, a Medjugorje, da mesi aveva messo in guardia dai pericoli della guerra, e dal fatto che la guerra nasce prima di tutto dai nostri cuori, alimentandosi dell’intolleranza e delle divisioni. La guerra, ecco il frutto avariato che, se Dio non ce lo evita per la sua misericordia, saremo costretti a mangiare.

Preghiera, preghiera, preghiera, allora, insieme alla Madre. Il tempo di Quaresima è favorevole: “Custodiscimi tu, Signore, dal laccio che mi hanno teso, dalle trappole di tanti nemici. Cadano loro, ciascuno nella sua rete, che io, unito a Te, passo indenne!” (cfr. Sal 140). Che la Chiesa, la nostra Nazione, ciascuno di noi possa passare indenne in questo lavacro. Trionfino presto i Cuori Immacolati di Gesù e Maria!



TUTTO QUEL CHE CERCA E CHE VUOLE E’ SOLAMENTE AMORE
dicembre 24, 2021, 4:18 PM
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Nel 1977 così cantava Antonello Venditti di se stesso, di un diciottenne, di una insegnante, di un ingegnere, in pratica di ogni uomo: “Tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore… ed unità per noi, che meritiamo un’altra vita, più giusta e libera se vuoi… nata sotto il segno dei pesci”.

E’ così, ogni uomo cerca la felicità. E la felicità è l’amore. E l’amore è Dio. Dio è Amore, l’amore increato, quello di cui ogni uomo sente nel profondo la nostalgia, il richiamo. Il richiamo alla Trascendenza, quella che ci ha chiamato all’esistenza. L’Amore esprime l’Unità: perché Dio è Uno (Adonai Ehad) e misteriosamente Trino. L’unità che lega la SS. Trinità, che lega la comunità cristiana e i membri della Chiesa tutti, pur diversi tra loro, che lega la comunità familiare (per quanto possa essere corrotta dalle debolezze umane).

L’Amore e l’Unità sono i segni della Fede. Ed è proprio quando si rendono visibili questi segni che chi cerca un’altra vita, più giusta e libera (parafrasando la canzone), sente la nostalgia di Dio e si mette in cammino per arrivare alla fonte della Felicità. Questa vita però, che ci è stata donata, non è nata sotto il segno dei pesci, come credevo nel ’77, ma sotto la mente e la mano onnipotente del Creatore. “Io sono” è il suo nome. L’intero verbo essere coniugato in tutti i modi, al passato, al presente e al futuro, l’Eterno ci ha chiamato all’esistenza, nella quale non troviamo pace finché non riposiamo in Lui. E per amore l’Eterno ci viene incontro. Dove? Nel Natale di Gesù. Dio si fa piccolo e si cala nel tempo, incarnandosi come il nuovo Adamo. Un seme immortale è stato posto in ciascuno di noi, perché possiamo assaporare, se solo lo desideriamo, la Vita Eterna. Vita Eterna in Cristo risorto! Buon Natale di Gesù.



LA VERITA’ VI FARA’ LIBERI
agosto 19, 2021, 4:03 PM
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Ci avviamo al terzo capodanno dell’era Covid. In realtà si tratta di un’era già cominciata da tempo, i cui frutti sono alla fine maturati e ora sono ben visibili sull’albero. Il disegno sta per svelarsi, tutto il male si sta rivelando.

L’uomo nichilista occidentale, ateo pratico, che pure ha ricostruito l’Occidente dopo la II Guerra Mondiale, si è a lungo confrontato con l’uomo marxista, ateo dichiarato, la cui ideologia era imperniata sul sovvertimento delle strutture della società e sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione. Da questo confronto, però, è venuto fuori un terribile mostro ibrido: il capital-comunismo, che oggi è ben esemplificato dall’immagine diabolica del dragone cinese. Il capitale e i mezzi di produzione, l’Alta Finanza e la Politica, insieme, si stanno mangiando l’Uomo. Una oligarchia sovranazionale, massonica e neo-malthusiana, amministra l’Occidente.

Negli ultimi decenni abbiamo così assistito al progressivo uniformarsi di tutte le testate giornalistiche a questo Pensiero Unico. I titoli delle prime pagine dei giornali immancabilmente tutti sullo stesso argomento, ogni giorno, fino ad oggi. Il mostro è talmente potente e pervasivo da decidere anche di cosa dobbiamo parlare. Già dieci anni fa mi chiedevo: possibile che per tutti siano importanti le stesse cose, ogni giorno, anche quando non succede niente di speciale? E così anche la TV e tutti i media, la cultura, la scuola, la giustizia. Un’ondata di omologazione che ha preso le menti e i cuori dei giovani, di una intera generazione.

Hanno zittito ogni forma di confronto valoriale, negando la dignità alla resistenza, peraltro sempre più debole, a questo lavaggio del cervello. Parlano per slogan semplificati. Hanno cambiato l’acqua (la cultura) nella quale nuotavamo e l’hanno riscaldata al punto da farla diventare un brodo indistinto e dolciastro di melassa fintamente buonista. Il capitale agli oligarchi, mentre ai lavoratori, tutti precarizzati, si concede di diventare uguali tra loro, come nell’utopia comunista. Dimenticando che siamo invece, per grazia di Dio, tutti diversi, affinché possiamo sperimentare la bellezza della comunione (e non la sua scimmia: il comunismo).  Talvolta questo Pensiero Unico ha anche accettato finte trasgressioni o finte rivolte, arrivando a premiarle, come ad esempio nella musica, giusto per mostrare i lustrini di una libertà di facciata (anche qui, ovviamente, parliamo di una scimmia della libertà).

Le notizie? Filtrate e aggiustate, quando non occultate. Basta con gli operai, i lavoratori, le cui lotte riempivano i giornali ai tempi della mia gioventù e oggi sono praticamente sparite (i partiti di sinistra sono ormai i lacché dell’Alta Finanza e sono decantati da aedi miliardari divenuti tali vendendo smalto colorato per unghie agli uomini); avanti con il multiculturalismo, l’omosessualismo, l’aborto, l’eutanasia, i diritti (ma sarebbe più corretto parlare di desideri) di minoranze che, nonostante siano appunto minoranze, dominano incontrastate i media, l’informazione e la cultura. Costringendoci a parlare di questi temi! La maggioranza è stata alla fine schiacciata culturalmente da una minoranza, poi lobotomizzata, e infine rieducata in quel grande laogai che è il mondo dell’informazione. Le ultime rivolte, provenienti dal confuso mare magnum della rete, vengono ormai sedate da Gestori Privati di questo Pensiero Unico Sovranazionale. Finanche il presidente degli Stati Uniti, se non si accoda al leviatano, viene bannato e ostracizzato come nell’antica Grecia.

Viviamo così in un mondo in cui non esistono più aggregati sociali, dove le femmine sono contro i maschi, la famiglia è cosa brutta e dipinta come covo di violenza, dove anche i partiti politici diventano satrapìe personali e non luoghi di aggregazione sulla base di una comunanza di valori. Ecco il risultato! In pochi decenni è stata modellata una generazione di uomini soli, precari, sia lavorativamente che affettivamente, inesistenti dal punto di vista valoriale e spirituale. Canne sbattute dal vento. Consumatori perfetti in preda solo ai propri desideri.

E ora l’ultimo atto: il Covid! Nella precarietà e nell’assenza di valori, dilaga l’angoscia. Senza elementi di conoscenza della realtà ogni decisione diventa aleatoria. La stessa ragione, in assenza di elementi affidabili su cui poggiare, mostra i suoi limiti. Perché se non conosci la verità non puoi usare nemmeno la tua ragione per discernere ciò che è bene e ciò che è male. Ci hanno detto tutto e il contrario di tutto sul virus e sui vaccini, in base a pretese basi scientifiche non sempre verificate o verificabili. Le fake-news piovono a gragnuola da ambo le parti. La mia impressione è che i governi non ne sparino meno dei loro sudditi. Non sappiamo. Non sappiamo niente. Non abbiamo gli strumenti per discernere. E finiamo per dividerci tra noi quando siamo tutti, indistintamente, delle povere vittime. Ancora ricordo il verbo greco che sottende il nome del responsabile di tutto questo: Dia-ballo, io divido, e lo vedo ben presente in questo mondo insieme ai suoi servi.

Ci manca la Verità, quindi, che è il presupposto della libertà. Gesù ha detto «la verità vi farà liberi» e «Io sono la via, la verità, la vita» (ricordiamo che “Io sono”, l’Essere, è Dio). La Verità assoluta, quella con la maiuscola, è nel Dio che si fa uomo e parla infatti nella coscienza di ogni uomo. Ci manca però anche la verità, quella con la minuscola, che deriva dalla descrizione della realtà. Senza questa verità non possiamo nemmeno cercare la libertà, possiamo solo camminare a tentoni nel buio. Per questo siamo in catene, anche se gridiamo della nostra pretesa di autodeterminarci perfino rispetto al dono della vita. «Chiunque commette il peccato è schiavo del peccato». Ecco, siamo schiavi per lo stesso peccato di Adamo ed Eva: ergersi come dio al posto di Dio. Quest’uomo, che si è fatto dio di se stesso, si domanda come Pilato, poco prima di lavarsi le mani: “Quid est veritas?” e non riconosce che la Verità è davanti a Lui: Gesù Cristo, che sta alla porta e bussa!

E allora? Tutto è perduto? No, certo. Gesù è il Signore e Maria Sua e nostra madre ci accompagna. C’è ancora una Speranza, nascosta sotto la neve. Coraggio, piccolo gregge!



CIAO, PADRE LORENZO, A DIO!

Devo premettere che, prima di conoscere Padre Lorenzo, il Signore si era affacciato nella mia vita attraverso un libro del grandissimo Giovanni Paolo II: “Varcare le soglie della speranza”. Quel papa Santo mi aveva aperto il cuore e aveva fugato una serie di nebbie che in materia di religione si erano alzate nel mio cuore dalla maggiore età in poi.

Così cercavo, quando conobbi Padre Lorenzo, per la grazia di Cristo che lo aveva preceduto preparandomi il cuore. Lo conobbi negli incontri del corso prematrimoniale, dove recalcitravo e mia moglie mi tirava come si fa con un muletto che non vuole andare avanti… specie quando mi “costrinsero” ad andare a Messa la domenica. Una pratica per me ormai desueta. A questo punto, proprio in una di queste Messe, padre Lorenzo fece esplodere il primo botto nel mio cuore. Si era già aperto un spiraglio, ma quella domenica diventò uno strappo. Padre Lorenzo, con fare duro (il che in fondo a me piace, perché le sdolcinatezze e il buonismo melenso mi hanno sempre suscitato una istintiva antipatia), disse: “Se pensate di essere venuti qua dentro per fare un piacere al Signore potete pure andarvene. Andate pure, il Signore vi ama lo stesso, andate finché non avrete capito che qua si viene per ricevere, non per dare…”. Era vero. E lo Spirito Santo lo attestò con un boato nel mio cuore.  Quei boati che senti solo tu. Solo l’anno dopo avrei cantato con il salmista: “Che cosa posso rendere al Signore per il bene che mi ha fatto?”.

Da quel giorno iniziai a correre agli incontri prima di mia moglie. Il seme era piantato. Così iniziammo l’itinerario del Cammino Neocatecumenale e ogni settimana andavo alla liturgia della Parola con impaziente attesa: “Che cosa mi vorrà dire oggi il Signore?”. Suonavo la chitarra, diventai il cantore della mia comunità. Il padre mi invitò ad animare coi canti le Messe in parrocchia. Intanto la Parola mi parlava e dopo Padre Lorenzo la rendeva attuale con i suoi esempi. Quante intuizioni, quante indicazioni per la mia vita! Sono passati tanti anni e non si contano più. E quando restavo interdetto davanti alla direzione da prendere, io, che ero sempre stato abituato a fare di testa mia, chiedevo al padre, che mi aiutava a sciogliere i nodi più intricati. E il bello è che obbedivo! Come ci cambia Gesù!

Quando per limiti di età il compianto Nino Fiore non poté più aiutarlo, mi chiese di collaborare alla redazione del Granellino, che allora usciva con cadenza settimanale. Allora ci affiatammo sempre più. Il padre scriveva continuamente, di tutto e di più, fogli su fogli, in qualunque momento. Scriveva a penna, non ha mai imparato a scrivere con il pc. Anzi, qualche tentativo di informatizzarsi a cui ho assistito era quasi esilarante (anche se poi, negli ultimi tempi, aveva imparato a usare il cellulare). Allora mi chiedeva di ricopiare gli articoli per Spiritus Domini o il Granellino dicendomi: “va be’ poi vedi un po’ tu, aggiungi o togli qualcosa, sistemalo…”. Controllava tutto, ma si vedeva che si fidava. Da Guida era diventato una Guida Amica.

Una volta mi fece commuovere perché scrisse un articoletto in cui parlava di Davide e Gionata e si capiva che Davide era lui e Gionata ero io… Un’altra volta era quasi mezzanotte e rimase impigliato nella segreteria telefonica, dormivo già e non feci in tempo a risponde, ma sentii il suo messaggio, con voce plumbea: “Enzo, sono le 11 e mezzo, domani dobbiamo andare in stampa e… non ho il salmo!” (tenevo la rubrica con il commento sui salmi). Lavorava sempre fino a tardi, senza risparmiarsi. Un’altra volta la stamperia sbagliò a comporre il titolo di copertina (‘patre’ al posto di ‘padre’). Padre Lorenzo non se n’era accorto… quando glielo feci notare si disperò per un attimo…  ma poi, risoluto, chiamò il poveretto e con tono imperativo gli fece ristampare tutte le copertine (migliaia di copie) nella stessa giornata!

Padre Lorenzo era per me una colonna, un riferimento al quale potevo ricorrere in ogni momento, dopo un alterco con mia moglie o quando c’era da prendere qualche decisione seria. E lui era sempre lì. Sempre al suo posto. Sapevi che se lo chiamavi lo trovavi sempre. “Beato quel servo che il Padrone, al suo ritorno, troverà al posto che gli aveva assegnato”, il suo posto era il posto del pastore. Sapevi che, se ti doveva dire qualcosa, te la diceva senza tanti giri di parole e che, se ti doveva dare torto, te lo dava, come sempre deve fare un amico vero. Capitava che qualche volta, dopo avermi redarguito per qualche cosa, mi prendeva poi in disparte e mi diceva: “…ma mica ti sei offeso?” e io: “Padre, tu mi puoi dire sempre quello che vuoi, come vuoi e quando vuoi! Lo so che mi vuoi bene”. E lui sapeva che anche io gliene volevo, non c’era bisogno di proclami o smancerie. A ben vedere penso che non ci siamo mai abbracciati.

Negli ultimi tempi andavo a trovarlo a Pianura, era rimpicciolito e dimagrito, ma, come sempre, al suo posto. Mi faceva il caffè nella macchinetta, mi confessava, lo relazionavo sugli eventi della mia famiglia. Chiedeva di tutti… In queste ultime chiacchierate ripeteva spesso, rifacendosi a don Giustino, che a volte sentiva il “brivido della morte” e che questo gli faceva bene. Lui era pronto.

E’ stato per me come il palo tutore che si mette a sostegno di un albero malfermo, perché abbia il tempo di radicare e nel frattempo non se lo porti via il vento. Ecco, il palo tutore è stato tolto. Che le radici che lui ha contribuito a farmi mettere siano sufficienti a fare arrivare anche me al Cielo, dov’è lui! Ciao, padre Lorenzo, a Dio.



IL LIEVITO DEL REGNO
marzo 21, 2021, 10:43 am
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I cristiani sono luce, sale e lievito della società. San Paolo ci dice che “un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta” (Gal 5,9). Infatti, se abbiamo della farina e a questa aggiungiamo del lievito, questo si scioglie nella massa e alla fine non si distingue più il lievito dalla farina. Il lievito l’ha fermentata e ha fatto crescere tutto l’impasto.

Nel Vangelo, Matteo ancor più chiaramente spiega, riportando una parabola di Gesù, che “il regno dei cieli si può paragonare al lievito, che una donna ha preso e impastato con tre misure di farina perché tutta si fermenti” (Mt 13,33). Così bisogna riconoscere che le comunità cristiane, fin dal primo secolo, hanno fermentato la storia, molto più di quanto non appaia agli occhi del mondo. Dal primo annuncio del kerigma si sono sviluppate le piccole comunità cristiane, che hanno amplificato poi l’annuncio con l’esempio. Quello che è avvenuto nella storia, soprattutto nel mondo occidentale, ha infatti una origine nel lievito delle prime comunità cristiane che nel tempo hanno fatto crescere la società. L’origine degli ospedali, come oggi sono concepiti, o quella degli orfanatrofi, sono solo alcuni degli esempi di opere di solidarietà che si sono poi consolidate nella società e che hanno portato comunque una impronta cristiana e solidale anche in ambiti non propriamente religiosi.

Siamo lievito, quindi, immesso nella pasta, perché “viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo” (Gv17, 14). Siamo immessi nella pasta, in piccola quantità, perché tutta la pasta cresca e diventi buona e, attraverso l’inculturazione dei principi cristiani, salga il profumo di Cristo a Dio onnipotente. Nella lettera a Diogneto è scritto che “i cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio, né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti… non usano qualche strano linguaggio, risiedono in città diverse, così come capita… e, pur seguendo i costumi del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa”.

E’ evidente quindi che ogni singolo uomo, tramite le sue azioni, trasmette il suo lievito alla società nella quale vive. Cerchiamo perciò, come cristiani, di essere lievito buono, puro, pulito: cerchiamo di essere “lievito madre”! Esiste infatti anche un lievito cattivo, come spiega San Paolo: “Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta? Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità” (1Cor 5,6-8).

Bisogna passare attraverso il Battesimo e, successivamente, attraverso il Sacramento della Riconciliazione, tornare azzimi togliendo via il lievito vecchio dei nostri peccati! E dopo, con l’Eucaristia, Gesù viene a noi per donarci la Sua presenza reale e il Suo Spirito: appunto il lievito madre, una forza che viene dall’esterno dell’uomo, dall’alto, nella Risurrezione Pasquale, e fa fermentare e crescere con il suo buon profumo la nostra vita e tutto ciò che ci sta intorno, a partire dalla nostra comunità cristiana.

Guardiamoci dunque dal lievito cattivo, per rinnovarci azzimi ogni giorno e ricevere il lievito madre della sana dottrina, come singoli, come comunità, come Chiesa. Ci ammonisce infatti profeticamente San Paolo: “Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie” (2Tim 4,3). La falsa dottrina, il Vangelo annacquato, la scarsa attenzione alla pulizia della nostra anima, sono le vie attraverso le quali entra dentro di noi e nelle nostre comunità il lievito velenoso. Attenzione quindi a ciò che entra nella nostra anima attraverso i sensi, un vero e proprio assedio di immagini, convinzioni fasulle, negazioni della stessa legge naturale, che oggi, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, invade la società e corrompe i giovani, convincendoli che, in fondo, certe cose sono normali… che male c’è? Convincendoli (basta vedere qualunque serie televisiva) che i cattivi sono sempre i preti e le strutture ecclesiastiche, mentre i buoni sono sempre i ribelli, i “pacifinti” (cioè quelli che vogliono la pace solo a parole e finché sei d’accordo con loro), i “gay”, specie se “sposati”, i “neri”, specie se organizzano tumulti di piazza … Ovviamente niente contro nessuna persona e condanna per ogni discriminazione, per carità, ma la realtà è molto più complessa, perché è l’Uomo, in quanto tale, che può essere buono o cattivo, al di là della sua appartenenza a questa o quella categoria.

Finta bontà e lievito cattivo entrano così a corrompere l’impasto. La scimmia di Dio, il demonio, inocula oggi più di ieri il suo lievito cattivo, cosicché c’è sempre più bisogno di tornare azzimi e di conservare il lievito madre, perché si possa ripartire, dopo la resilienza a cui siamo costretti da questo assedio, con una Nuova Evangelizzazione. Lo Spirito Santo ci aiuti a discernere, a resistere e a ripartire per una nuova era, quella del trionfo dei cuori immacolati di Gesù e Maria.



VOI SIETE LA LUCE DEL MONDO
febbraio 20, 2021, 4:30 PM
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“Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,14) segue immediatamente, nel Sermone della Montagna, l’altra affermazione “Voi siete il sale della terra” riferita da Gesù ai suoi discepoli. Siamo sale e siamo luce. Attenzione. Non si tratta di un’esortazione, del tipo “Voi dovete essere sale, voi dovete essere luce…”, oppure di una speranza, tipo “diventerete sale, diventerete luce…”. No. Gesù ci dice che siamo già sale e siamo già luce, come dato di fatto. Ora. In ogni giorno della nostra vita cristiana, siamo già sale e luce. Per il solo fatto di aver ascoltato l’annuncio dell’uomo nuovo racchiuso nel Sermone della Montagna, che poi è il compimento perfetto dei dieci comandamenti. Perché il Sermone della Montagna è perfettamente compiuto in Gesù Cristo e, per la Sua grazia, deve compiersi in ciascuno di noi, che siamo pur sempre luce, seppure con una intensità che nella vita dovrebbe diventare crescente.

La creazione della luce precede la creazione della vita. “Dio disse: sia la luce! E la luce fu” (Gen 1,3). Non a caso il big-bang, che gli scienziati additano come inizio dell’universo, è una manifestazione di energia vitale che si manifesta come un immenso lampo di luce. La luce divina, come manifestazione della potenza creatrice di Dio, chiama all’esistenza tutte le cose. La luce divina permette di vedere la Verità delle cose create e, nello spirito, la stessa Verità di Dio. A seguito però del peccato originale, nella sua libertà, l’uomo ha scelto le tenebre e, indebolito nella sua capacità di discernimento, non riesce più distinguere questa verità, a vedere il bene e il male.

Dio però ha parlato, e ha lasciato agli uomini di ogni tempo la Sua Parola come lampada per i nostri passi (cfr. Sal 118). E ha incarnato la sua Parola in Gesù per operare una seconda creazione, un uomo nuovo, un nuovo Adamo. E ancora oggi il Cristo manda i suoi discepoli, gli evangelizzatori, i cristiani, per far risplendere in noi, come in uno specchio, la luce divina sui cuori oscurati dalle tenebre della morte. Consapevoli che questa lotta non è contro creature di carne e di sangue, ma contro gli spiriti del male che abitano questo mondo di tenebra, e che va combattuta rivestiti dell’armatura di Dio, indossando le armi della luce (cfr. Ef 6,12).

Mentre l’immagine del sale viene chiusa con un’ammonizione a non perdere il sapore per non finire calpestati, quella della luce viene completata da due similitudini che consentono a chiunque di comprendere l’ineludibilità di questa condizione propria del cristiano, di questo essere luce. “Non può rimanere nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa (Mt 5, 15).

Qual è la città collocata sopra il monte? Certamente i discepoli che ascoltavano il sermone della montagna sapevano bene che questa città è Gerusalemme, posta in alto con la rocca di Sion per attrarre tutti i popoli all’incontro con Dio. Israele sa bene che la sua elezione è in funzione dei popoli, luce per le nazioni. E noi sappiamo che Gerusalemme è una immagine della Chiesa[1]. E’ una immagine quindi dei battezzati e di ogni comunità cristiana. Dove si insedia una comunità cristiana questa, automaticamente, costituisce un fatto con cui tutta la società prima o poi si deve confrontare. La candela ricevuta nel giorno del Battesimo, la candela della Fede, sarà posta da ogni discepolo sul Golgota, sulla croce di Gesù Cristo, scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani. Di fronte a questa luce, quella dell’uomo che non resiste al male ma che porta su di sé i peccati degli altri, in modo misterioso Dio chiama alla conversione gli uomini di ogni tempo. Di fronte a un apparente sconfitto, infatti, il centurione esclamò: “Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!” (Mc 15, 39). Di fronte a San Giovanni Paolo II che non riusciva più nemmeno a parlare, il mondo chinò il capo riconoscendo che quell’uomo rendeva testimonianza alla Verità…

Guardiamo ora a una casa ebraica del I secolo: la lucerna, quando fa sera, veniva accesa in alto, perché potesse illuminare tutta la stanza. Sarebbe assurdo, quindi nasconderla sotto il moggio, cioè sotto un secchio. Perderebbe la sua stessa ragione di essere.  Bene. Il dono di essere luce, allora, non lo possiamo nascondere. Anzi, dovremmo essere coscienti che prima o poi saremo messi sul lucerniere! E’ quindi completamente assurdo quanto oggi continuamente ci viene proposto dai media, la visione di una religione resa privata, rinchiusa tra le mura domestiche, che già da tempo si esprime visibilmente nella nostra società attraverso la rimozione dei simboli e la persecuzione quanto meno mediatica se non anche fisica. Un cristiano, se veramente è un cristiano, se ha fatto esperienza di Gesù Cristo, non può tenersi dentro la Buona Notizia, ma la annunzia, la grida dai tetti! Come il lebbroso guarito che, nonostante Gesù gli dica di non dire a nessuno che lo ha guarito, se ne va in giro a proclamarlo ai quattro venti. Non si tratta di proselitismo, parola che spesso viene impropriamente associata all’evangelizzazione, ma, appunto, di evangelizzazione! Quella che è un nostro dovere di discepoli: “Guai a me se non annunziassi il Vangelo”, come dice San Paolo (1Cor 9,16). L’evangelizzazione dei fatti, della comunione fraterna che brilla nel quartiere per mezzo della tua comunità cristiana, pur nella debolezza e nelle cadute che ognuno di noi ogni giorno sopporta, e propone con mansuetudine al mondo che esiste un altro modo di vivere, nell’amore e dall’unità. E’ di fronte a questo amore, a questa unità, che i pagani del nostro tempo, pieni di nostalgia, torneranno a Dio esclamando: “Guardate come si amano!”. “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché essi vedano le vostre opere buone e rendano gloria il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16)


[1] Anche la Vergine Maria è immagine della Chiesa. E anche lei, su un monte, a Medjugorje, sta facendo luce a tutte le nazioni in questi tempi decisivi per la salvezza dell’umanità.