il blog di Topenz


LA GESTAPO DEL PENSIERO UNICO VIGILA SU DI NOI
aprile 16, 2018, 6:29 pm
Filed under: cultura e società | Tag: , ,


Carissimi amici, per aver pubblicato questa foto sotto un post che parlava della vicenda di Alfie Evans, il bambino inglese sequestrato dall’ospedale e che per disposizione di un giudice verrà eutanasizzato senza il consenso dei genitori, sono stato bandito da Facebook per 24 ore, con minaccia di sanzioni più pesanti.

Evidentemente le Pattuglie della Morte, quelle che continuamente dragano il web per controllare chi non si uniforma alla Dittatura del Pensiero Unico, mi hanno beccato. L’immagine, benché forte, l’avevo pure ristretta per evitare che fosse individuabile l’ospedale in questione… Infatti il concetto è generale e molto semplice: uno Stato che si arroga il diritto di stabilire quando una vita è degna di essere vissuta e quando no è uno Stato Etico, degno erede dei totalitarismi del secolo scorso. Chissà per quanto ancora questa considerazione lapalissiana sarà possibile farla.

Siamo alla rupe Tarpeia, al Regime che inneggia alla Nuova Razza Unica (quella in cui non si capisce più nemmeno chi è maschio e chi è femmina, basta che sia sano) come in un film di fantascienza. Questo povero bambino, che i suoi eroici genitori stanno tentando di difendere, è già il terzo che nel Regno Unito viene terminato così: Charlie, Isahia ed ora Alfie.

Quando dicevamo che si voleva creare il precedente per sbarazzarsi delle vite costose e inutili non ci credevano. Eccoci serviti. Il piatto finale: l’eutanasia forzata, quella del non consenziente, “nel suo migliore interesse”. Anzi, la cacotanasia: infatti morirà soffocato. Libertà di cura? Libertà di cambiare medico? Libertà di cambiare ospedale? Macché. Alfie deve morire. Con lui muore una Nazione, una civiltà, la stessa democrazia. Con Alfie muore questa Europa. Che se la porti via il vento.

Annunci


LA CATASTROFE PAESAGGISTICA DEI PINI DI POSILLIPO

Il punto della situazione. L’ultimo.

226.pinisecchiviatitolcaro

Sono tre anni che ne scrivo. E siamo arrivati all’atto finale. I “pini del Virgiliano”, quelli che, piantati tra il 1932 e il 1936 in ricordo dei caduti d’Africa, caratterizzavano gran parte della collina di Posillipo, sono morti quasi tutti.  Ne resta giusto qualcuno, agonizzante e senza speranza. E resta da fare un enorme lavoro di disboscamento, preliminare a ogni tipo di intervento di ripristino, essendo necessario rimuoverne (e in breve tempo, prima che si arrivi a qualche tragedia annunciata, visto che il legno di piante morte, naturalmente, è soggetto a decadimento), un numero esorbitante.

Per chi volesse entrare nella materia ed approfondire l’argomento rimando ai precedenti articoli, che, essendo datati, sono indicativi del poco (anzi, pochissimo) che si è fatto e dell’incalzare inesorabile del tempo e dei parassiti. Infatti i parassiti se ne infischiano delle nostre pastoie burocratiche, del nostro “chiacchiere molte, fatti pochi”, della nostra pochezza tecnica e culturale. E godono, anzi, dei pochi (e tutti errati) interventi effettuati più per demagogia che per effettiva necessità

I pini di Via Manzoni e del Virgiliano lug.2015.
Ancora sui pini di Posillipo nov.2015.

Ricapitolando brevemente, in pillole, per chi non ha tempo di leggere il pregresso:

  1. I pini delle aree circostanti il Parco Virgiliano sono pini domestici (Pinus pinea), per la maggior parte oltre gli 80 anni, e pertanto sono già da tempo considerabili come “a fine carriera”, visto che in ambito urbano un pino difficilmente raggiunge i 100 anni (e questo alla faccia di tutti i giornalisti che, ogni volta, non resistono alla tentazione di titolare ‘pino centenario abbattuto’).
  2. 227.tumeyellaNel 2015 è stato per la prima volta rinvenuto in Italia, per ora in esclusiva per la sola area di Napoli-Ischia-Capri, un insetto proveniente dal continente americano: la cocciniglia tartaruga del pino (Toumeyella parvicornis). Bene. Questo insettino è un avido succhiatore di linfa, che sottrae alla pianta fissandosi sugli aghi con il suo stiletto boccale. La cocciniglia si nutre di linfa, quindi, ed emette le sue escrezioni, rappresentate da una sostanza zuccherina e appiccicosa, la cosiddetta ‘melata’, che avrete sicuramente imparato a conoscere facendovi una bella passeggiata in estate sotto questi pini. L’insetto si fissa sulle parti più tenere della pianta e la melata cade, per gravità, su tutto quello che c’è sotto, quindi sugli aghi di pini meno giovani, sulle branche, sui rami e a terra. La melata diventa, a questo punto, substrato ideale per lo sviluppo di funghi. Avrete osservato, infatti, che si sviluppa quella patina nerastra, che si chiama ‘fumaggine’, costituita dalle ife di questi funghi. Risultato: la pianta non ha più parti verdi (quelle attraverso le quali svolge la fotosintesi clorofilliana, che le permette di vivere) e non traspira. Di conseguenza inizia a deperire, morendo in pochi anni. Questi poveri vecchietti, quindi, già deboli per l’età, si sono visti togliere anche gli alimenti! Per i tecnici che volessero approfondire consiglio questo lavoro del sottoscritto e dell’entomologo Giovanni Jesu, pubblicato su una rivista specializzata di Arboricoltura: La cocciniglia tartaruga: un nuovo insetto dannoso per i pini nel Sud Italia. Arbor 2/17
  3. 228.tomicusUlteriore e ultima considerazione per capire bene quello che sta succedendo. E’ diffuso in Italia un altro pericoloso insetto del pino, il blastofago (Tomicus destruens). Bene, questo è uno scolitide, cioè, per dirla molto divulgativamente (gli entomologi mi perdoneranno) una specie di tarlo del legno. Questo insetto sente il “profumo” delle piante deperienti (e di quelle potate troppo severamente) e sopraggiunge per cibarsi del legno, installandosi sia sotto la corteccia che sugli ultimi ciuffetti ancora verdi. Ecco, lui dà il colpo di grazia. Per riconoscerlo potete vedere lungo il tronco dei piccolissimi cercini resinosi (macchie biancastre di resina cristallizzata) con il buco al centro. Il buco è il foro di ingresso, il cercine la risposta della pianta, che emette resina sentendosi aggredita.

In conclusione, vista la situazione ormai completamente degenerata, nell’impossibilità concreta di fare trattamenti in quota con insetticidi visto l’ambito urbano e considerati i fenomeni di deriva dovuti al vento, considerato che anche l’endoterapia non dà buoni risultati contro questi insetti, si deve prendere atto che è ormai necessario procedere all’eliminazione di tutte le alberate di pini domestici circostanti il Parco Virgiliano.

Bisogna mettersi l’anima in pace. Inutile inscenare manifestazioni incatenandovi ai pini! Sono già morti e quei pochi con chiazze ancora verdi sono spacciati. Parola di agronomo! E di agronomo che certamente non è tra quelli dall’abbattimento facile…

A questo punto bisogna guardare al futuro. Perché la prospettiva è… il deserto! E allora, ecco per cosa è necessario mobilitarsi:

225.pini del virgiliano

E’ necessario valutare seriamente l’impatto di una morìa che rischia di diventare epocale e che sembra estendersi a un’area molto più vasta (segnalo il disastro della pineta di punta Damecuta ad Anacapri e l’assedio degli storici giardini della Mortella ad Ischia, di cui mi parlava giorni fa la direttrice Alessandra Vinciguerra). Tornando a Posillipo, quindi, va ri-progettato il paesaggio con un intervento che, per ampiezza, ricorda quelli del Ventennio. Il tutto tenendo presente che, per farlo, oltre che fondi, occorreranno professionalità e competenza, in collaborazione tra diverse figure professionali.

E’ altresì necessario tenere conto che, finché perdura questa emergenza fitosanitaria e la ricerca non si dedica con la dovuta attenzione a trovare soluzioni (ma possibile che la Facoltà di Agraria  non introduca un numero congruo di tesisti sulle possibilità di lotta biologica a questo tipo di avversità?), non sarà possibile impiantare nuovi pini. Ciò in quanto le piante giovani messe a dimora, quando vanno incontro alla fisiologica crisi da trapianto, attirerebbero tutti i Tomicus del circondario (presenti sui pini dei privati, ad esempio, o sul legno di quelli abbattuti) e morirebbero in breve tempo. Esperienza, questa, già fatta dal sottoscritto, obbligato in tal senso da prescrizione della Soprintendenza.

Bene, anzi: male! Ci troviamo davanti a una montagna da scalare e con un comune sull’orlo del dissesto finanziario! Povera Napoli! La ragione mi porta ad essere pessimista. Il cuore mi spinge a mettere a disposizione quel poco che so per la collettività, se non altro come divulgatore. Purtroppo, infatti, di fronte a quest’onda gigantesca che monta, devo prendere atto che non esiste una “cultura del verde”, cosicché ogni giorno sono costretto ad assistere a scempi e sorbirmi fesserie inaudite. Non resta che attendere l’immancabile arrivo in campo del consigliere comunale o del politico di turno che, per fare ammuina, si glorierà di aver ottenuto la tipica potatura, inutile e scellerata, che matematicamente distrugge, sempre, quel poco che resta. Quando non si sa cosa fare, ormai, si pota! Riuscendo così nel miracolo di spendere male quei pochi soldi che ci sono e contemporaneamente di danneggiare le piante. Ma questo è ancora un altro capitolo…

P.S.: I numeri. Mi sono portato avanti coi rilievi. E regalo questi dati a chi di dovere. Sono speditivi, cioé presi alla buona, a prima vista. Ma gli ordini di grandezza sono quelli, ed è ovvio che peggioreranno a breve. Ad oggi la situazione è la seguente. Ho ipotizzato 4 lotti separati, in ordine di urgenza:

I. Via Tito Lucrezio Caro: circa 125 pini secchi e 65 ancora parzialmente verdi ma irreversibilmente deperienti;
II. Via Virgilio: 40 pini secchi, 40 irreversibilmente deperienti e 40 “solo” deperienti;
III. Via Giovanni Boccaccio: 20 pini secchi, 50 irreversibilmente deperienti e 3 giovani “solo” deperienti
IV. Via Alessandro Manzoni: 12 pini secchi, 20 irreversibilmente deperienti e 198 “solo” deperienti, compresa la decina di pini giovani messi a rimpiazzo senza alcun criterio.

Totale pini secchi (un’altra metà già sono stati eliminati negli anni precedenti): poco meno di 200! Con un altro centinaio pronto a seguirli a ruota… Tenete presente, a ulteriore conferma della catastrofe, che da questo computo è escluso l’interno del parco Virgiliano.



LE BANDERILLAS DELLA VERITA’ FANNO INFEROCIRE IL TORO
aprile 6, 2018, 5:16 pm
Filed under: cultura e società, politica, religione | Tag: , ,

224.provita

Sui muri di un palazzo di Roma è comparso questo grande manifesto, affisso dalla Onlus Pro-Vita a proprie spese. L’immagine di un bambino di 11 settimane, ancora nell’utero materno, già formato, con il pollice in bocca. Una immagine, niente di più. Nessuno slogan, ma la descrizione della realtà: “Tu eri così a 11 settimane. Tutti i tuoi organi erano presenti e già ti succhiavi il pollice”. In fondo l’ultima innegabile considerazione: “Ora sei qui perché tua mamma non ha abortito”.

Bene. Qualcuno può negare che questo sia vero?

Di fronte a questa immagine positiva, positiva rispetto alla bellezza di una vita che nasce (non c’erano immagini di feti morti o smembrati, che pure sono aspetti della realtà abortiva), bene, di fronte a questa immagine si scatenano le vestali del pensiero unico e della dittatura del relativismo. Quella semplice immagine è stata come una banderilla conficcata nella carne del toro. Inferocita, la “senatrice accentata” (il cui nome nemmeno voglio pronunciare), tuona: “Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne”. La senatrice propone, la “sindaca” dispone: il manifesto è stato rimosso in due giorni dall’amministrazione comunale romana. Ah, impiegassero lo stesso tempo per tappare qualche buca stradale!

La dittatura del pensiero unico, che siamo costretti a sorbirci ogni giorno sulla stampa, le tv, i media, ha gettato la maschera! Alla potente senatrice, che essendo molto amica degli animali probabilmente presto nominerà come suo attendente in senato un cavallo (Caligola docet), sfugge innanzitutto che la legge dello Stato (la n. 194 del 1978), quella che lei invoca (e che pure consente l’aborto), premette nell’articolo 1:Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato… promuove e sviluppa i servizi socio-sanitari, nonché le altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”. Lo Stato, quindi, dovrebbe promuovere iniziative volte a disincentivare l’aborto, contrariamente a quanto pensano queste menti distorte, che citano e interpretano le leggi a proprio uso e consumo e poco intendono il senso della stessa parola “democrazia”. Per loro il diritto di scelta significa diritto di vita o di morte sul concepito, diritto spartano, primitivo. Diritto del più forte sul più debole. Diritto di chi è armato su chi è inerme.

Siamo al punto di arrivo. Hanno iniziato trenta o quarant’anni fa a farci il lavaggio del cervello e ora non si capacitano che qualcuno ancora possa non essere d’accordo. Come sono arrivati a questo? Attraverso il “caso limite”. Il caso penoso che prospetta la previsione di una nuova vita ai limiti del vivibile. Il caso davanti al quale solo la fede, quella forte e ben radicata, ti consente di non cadere nel tranello di satana. Così, piano piano, l’aborto è diventato dapprima “male minore”, poi “tollerabile” e ora, addirittura “auspicabile”. Lo Stato ormai tutela anche chi decide di abortire per motivi futili, siano essi le difficoltà economiche, i disagi psicologici facilmente risolvibili, o il solo semplice e spavaldo rivendicare l’affermazione del proprio io: “Prima la carriera, poi il figlio”! Tradotto: “Prima i soldi, poi l’uomo”. Questo sarebbe il diritto di scelta. Alla faccia di una legge certamente non bella che pure, comunque, dei limiti li metterebbe ancora.

Sì, siamo al capolinea. Quando dei genitori si rivoltano contro la carne della loro carne si è sempre al capolinea. Al capolinea dell’umanità, con l’innocente per antonomàsia che viene sacrificato ai comodi del nostro io. Al capolinea della famiglia, che esce devastata da questo peccato e può riprendersi solo attraverso una dolorosa purificazione e ricostruzione, quella che solo la grazia di Cristo può operare. Al capolinea della società, che considera ormai il rifiutare i propri figli come un diritto inalienabile della persona, condannandosi, così, al dissolvimento (ma non è persona anche il nascituro, come riconoscevano già gli antichi romani?).

Ecco, siamo giunti al tempo in cui il male si deve palesare. L’ultimo affondo che satana sta portando per distruggere l’umanità è contro l’albero della vita, quello alla cui difesa sono stati posti i cherubini e la fiamma della spada folgorante. Non è più possibile restare inerti. Non è più possibile pensare che “in fondo è stato solo eliminato un manifesto, in fondo posso ancora vivere privatamente il mio cristianesimo e tanto mi basta…”. Non è così. Se sei cristiano lo sei in privato e in pubblico, anche a costo della persecuzione, anche a costo della vita. E’ necessario alzarsi in piedi e combattere, insieme a tutti gli uomini di buona volontà. E’ venuto il tempo in cui è necessario –parafrasando Chesterton- sguainare la spada, per affermare l’ovvio: che le foglie sono verdi e che un bambino è un bambino! Coraggio: “Vi dico che se questi taceranno grideranno le pietre!”



MARIA, PICCOLA MARIA
marzo 20, 2018, 7:12 am
Filed under: religione | Tag: , ,

223.totustuusSplendido inno di Kiko Arguello alla Vergine Maria, riferito a diversi passi biblici visti nella luce dell’incarnazione del Cristo. Abbozzo un po’ intimorito qualche commento personale… il mistero della Vergine Maria è così grande che forse le parole umane non possono nemmeno avvicinarsi a descriverlo! Possa il solo pensare a lei donarmi e donarci l’umiltà e la semplicità di cuore…

“Maria, piccola Maria, tu sei la brezza soave di Elia, il sussurro dello spirito di Dio”. Nel I libro dei Re così si legge del profeta Elia, stanco e desideroso di morire, che arriva sul monte Oreb, il monte della presenza di Dio:

“Ivi entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco il Signore gli disse: “Che fai qui, Elia?”. Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi tentano di togliermi la vita”.  Gli fu detto: “Esci e fermati sul monte della presenza del Signore”. Ecco, il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorìo di un vento leggero. Come l’udì Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco sentì una voce che diceva: “Che fai qui, Elia?”… (1Re 19, 9-13)

Dio passa in un vento soave e leggero, perché Dio è amore. Per questo c’è bisogno di fare silenzio per sentire il soffio del suo Spirito che passa… e il silenzio è degli umili. Maria, la piccola Maria, è quel vento leggero, quella brezza che contiene Dio pur non essendo Dio, essere finito che contiene l’infinito, mistero che ne fa la porta attraverso la quale Dio viene incontro all’uomo fino a toccarlo, rispettandolo sempre nella sua libertà.

Ma questo amore, rappresentato dal fuoco che brucia il roveto di Mosè, non consuma, non incenerisce, è eterno. Dice il canto rivolgendosi a Maria: “Tu sei il roveto ardente di Mosè, che porta il Signore e non si consuma. Tu sei quel luogo vicino a me che mostrò il Signore a Mosè”. Dio mostra la sua essenza a Mosè nel roveto, così ce la mostra nel Cristo generato da Maria. E Maria porta il frutto senza alcuna corruzione, non si consuma. Nella Chiesa Ortodossa questa immagine è spesso utilizzata a simbolo della sua verginità. Leggiamo il passo dell’Esodo al quale si fa riferimento:

“Ora Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, e condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco in mezzo a un roveto. Egli guardò ed ecco; il roveto ardeva nel fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?” Il Signore vide che si era avvicinato per vedere e Dio lo chiamò dal roveto e disse: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”. Riprese: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”. E disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (Es 3, 1-6).

La Santa Vergine è veramente il luogo della presenza di Dio, vicina ad ognuno di noi perché è nostra madre. Maria è al cospetto della Trinità, è stata assunta in cielo anima e corpo, unico essere umano per ora (dopo il Figlio che, però, avendo anche la natura divina, è asceso), in attesa dei suoi figli che la raggiungeranno con la risurrezione della carne alla fine dei tempi.

Mosè sentì anche passare la gloria di Dio sopra di lui e dovette nascondersi in una cavità della rupe per non vederLo in volto. Dice il canto rivolgendosi alla Vergine Maria: “Tu sei la cavità nella rupe che Dio copre con la sua mano mentre passa la sua gloria”. La cavità della rupe è una immagine della gestazione… Leggiamo il passo dal libro dell’Esodo:

(Mosè) gli disse: “Mostrami la tua gloria!”. Rispose: “Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: Signore, davanti a te. Farò grazia a chi vorrò far grazia e avrò misericordia di chi vorrò aver misericordia”. Soggiunse: “Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo”. Aggiunse il Signore: “Ecco un luogo vicino a me. Tu starai sopra la rupe: quando passerà la mia Gloria, io ti porrò nella cavità della rupe e ti coprirò con la mano finché non sarò passato. Poi toglierò la mano e vedrai le mie spalle, ma il mio volto non lo si può vedere”. (Es 33,18-23)

Per la posizione speciale che ella occupa, al cospetto della Trinità, la preghiera della Vergine Maria è potentissima. Insieme a lei ci rivolgiamo nel canto: “Venga il Signore con noi, se abbiamo trovato grazia ai suoi occhi: è vero che siamo peccatori, ma prega tu per noi e saremo la sua eredità”. Questi versi si ispirano alla preghiera che Mosè fa, sempre nell’Esodo, poco dopo l’episodio ora citato:

Allora il Signore scese nella nube, si fermò presso di lui (Mosè) e proclamò il nome del Signore. (…) Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, mio Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato, fa’ di noi la tua eredità” (Es 34, 5.8).

Continua il canto: “Maria piccola Maria, figlia di Gerusalemme, madre di tutti i popoli, vergine di Nazareth. Tu sei la nube che protegge Israele…” Ricordiamo la nube che guidava Israele nel deserto? Anch’essa conteneva il Dio Infinito, che indica il cammino, la strada da percorrere a ciascuno di noi, nuovo Israele. Pensiamo a tutto il secolo passato, caratterizzato dalle apparizioni mariane, pensiamo oggi alle apparizioni e ai messaggi di Medjugorie… la nube indica la strada da percorrere, oggi come allora! Maria insegna a sfuggire dagli attacchi del serpente: è lei la nuova Eva che gli schiaccerà il capo.

“Gli Israeliti, ben armati, uscivano dal paese di Egitto (…). Il Signore marciava alla loro testa di giorno con una colonna di nube, per guidarli sulla via da percorrere, e di notte con una colonna di fuoco per fare loro luce, così che potessero viaggiare giorno e notte” (Es 13, 18.21).

Molteplici sono gli appellativi della Vergine Maria. Nel canto si dice anche che ella è … la tenda della riunione, l’arca che porta l’alleanza, il luogo della dimora del Signore, santuario della sua shekinà”. Nel libro dell’Esodo Dio ordina a Mosè:

“Nell’arca collocherai la Testimonianza che io ti darò” (Es 25,16) e inoltre: “Il Signore parlò a Mosè e gli disse: Il primo giorno del primo mese erigerai la Dimora, la tenda del convegno. Dentro vi collocherai l’Arca della Testimonianza, davanti all’Arca tenderai il velo” (Es 40, 1-3).

Come l’arca dell’Alleanza era il luogo in cui erano custodite le tavole della Legge (la Testimonianza), così la nuova Alleanza, che è viva nella carne del Cristo, è custodita da Maria. Lo stesso tabernacolo, infatti, è una immagine della Vergine Maria. E’ lei stessa l’abitazione, la sua Shekinà, il santuario vivente della presenza di Dio, la cui bellezza canta la Gerusalemme celeste.

Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei genetrix.  Cantiamo, allora, affidandoci con spirito filiale alla nostra Vergine Madre…



LA BUONA SCUOLA E LA STREGA IN CLASSE
marzo 13, 2018, 9:39 am
Filed under: cultura e società, religione | Tag: , ,

parenzan-largeCalvagese della Riviera, scuola elementare della frazione di Mocasina, in provincia di Brescia. Si presenta in aula Romilda, la “strega sincretica interculturale” (al secolo signora Parenzan, aderente alla ‘Wicca’, religione neopagana che fa uso di moderne forme di stregoneria).  La strega regala amuleti ai bambini, fa bere loro una misteriosa pozione, li segna sulle braccia, legge delle storie, li invita a nascondere l’amuleto sotto il cuscino e ad esprimere un “desiderio spirituale” senza dire niente ai genitori, perché altrimenti il desiderio non si avvererà…

A un bambino, però, quella notte esce il sangue dal naso, che sporca la federa del cuscino, e la madre scopre tutto. Chiama le altre mamme, che raccontano di turbamenti, o di pipì a letto mai fatte prima, anche nei loro figli. Così la faccenda salta fuori e viene ripresa su un giornale cattolico (La Nuova Bussola Quotidiana). Nessun genitore era stato avvertito di questa attività, e questo è senz’altro una violazione della normativa scolastica.

A questo punto la scuola si difende con il solito refrain, stantìo, che il progetto è stato approvato, insieme ad altre attività, l’anno precedente. Sarebbe interessante sapere con quali finalità educative e didattiche è stato approvato. Insegnare ai bambini a mentire ai genitori? Così da poterseli portare via come il pifferaio magico sottraendoli alla loro custodia? Insegnare dei bei riti superstiziosi? Così da creare degli schiavi da impaurire e governare a piacimento nel mondo di domani? Raccontare loro delle belle fiabe educative? La strega Romilda ne ha scritte diverse: il “Delfino Rosa”,  ad esempio, che inneggia all’amore di animali di specie diverse “che si accoppiano liberamente”…

Siamo ormai abituati all’indottrinamento strisciante che, in diverse –troppe- scuole statali, viene inculcato ai nostri figli (stiamo parlando di bambini della scuola primaria, non dimentichiamolo) in merito a propaganda omosessualista o della cosiddetta teoria gender; ma qui siamo di fronte al salto di qualità. Si sfocia direttamente nell’esoterismo e nello spiritismo, se non direttamente nel satanismo. D’altra parte è ormai risaputo che il diavolo, nel suo disegno di distruggere la famiglia, vuole arrivare a minare l’innocenza dei bambini, gli uomini di domani.

Si può capire che, nel Nulla del relativismo in cui sono stati educati molti degli insegnanti attuali, poco questi sappiano dei pericoli seri che si corrono ad aprire anche il più piccolo spiraglio alla magìa e all’esoterismo, anche solo per scherzo. Si può capire che, di conseguenza, sicuramente la maggior parte di quegli stessi insegnanti, leggendo queste righe, metterebbe su quel sorrisetto superbo di compassione per chi ancora crede a questi retaggi medievali… Il problema, però, è che abbiamo il dovere di agire. Il problema è che, oltre che recuperare queste anime confuse nella loro identità più profonda da potenze che le rendono schiave, è ormai necessario rivendicare la nostra libertà.

La scuola, infatti, non può mettersi di traverso rispetto alla patria potestà dei genitori. E’ necessario quindi, smettere di pensare che questi siano solo casi limite isolati, perché se ne contano ormai centinaia. Sono solo le punte degli iceberg che stanno sotto e che minacciano seriamente una sana formazione, psicologica e spirituale, oltre che culturale dei nostri figli.

Che cosa fare allora? Aprire gli occhi, rimboccarsi le maniche e vigilare, denunciare, combattere! I genitori siamo noi e a noi Dio ha affidato la tutela dei nostri figli. Non ad altri. Dicevo che è una questione di libertà. Ognuno è libero di pensarla come vuole e insegnare ciò che vuole a casa sua; non può essere certamente libero di indottrinare i miei figli in una scuola statale, che è di tutti (e che, tra l’altro, paghiamo tutti con le tasse)!

In che modo aprire gli occhi? Bisogna visionare, per questo tipo di attività formative, il PTOF (Piano Triennale di Offerta Formativa) della scuola, che di solito si trova sul sito web dell’istituto. Attenti qui al modo subdolo con cui spesso sono descritte queste attività. Ci sono della parole chiave che nascondono questi progetti: “educazione alla affettività”, “educazione sessuale”, “superamento degli stereotipi”, “relazione tra i generi”, “omofobia”, “meditazione”, “yoga”… Se insorgono sospetti si possono chiedere ragguagli, meglio se per iscritto, protocollando la richiesta in segreteria (per evitare risposte evasive o minimizzanti), oppure, ad esempio, si può chiedere di visionare i libri che saranno utilizzati (lì, spesso, si capisce meglio l’impostazione). Da tenere presente che, in base alla normativa vigente, nessuna attività extracurriculare può partire senza il previo consenso informato dei genitori. E se questo consenso, in coscienza, non c’è… si chieda l’esonero da quelle attività, senza firmarlo. L’obiezione di coscienza parte da qui, per poi arrivare alle sue forme più alte e più nobili. E’ diventato indispensabile difenderci e difendere i nostri figli: impariamo a farci conoscere come “quei piantagrane cattolici”!



LAVORARE PER L’UNITA’ DEL PICCOLO GREGGE…
marzo 5, 2018, 11:07 am
Filed under: politica | Tag: , ,

… abbandonando ogni retorica.

Poco meno di 220.000 voti, pari allo 0,7%, per una formazione che si è presentata per la prima volta su scala nazionale. Non è certo un exploit, ma nemmeno una cosa del tutto insignificante, tenuto conto del silenziamento mediatico e della difficoltà a farsi conoscere. E’ un seme. Ma è un seme che può svilupparsi solo all’interno di una campana di vetro, di una piccola serra, perché è ancora molto debole. Come si chiama questa campana di vetro? Unità. D’altra parte i segni della Chiesa, quelli visibili nella famiglia cristiana e che chiamano il mondo a conversione, sono due: l’Amore e l’Unità. E se non si vedono Amore e Unità, come non si sono visti in questa campagna elettorale tra i cattolici, è ben difficile superare ogni tipo di sbarramento. E questo vale in ogni aspetto della vita: quello spirituale come quello politico e sociale. Quello personale che attiene alla salvezza dell’anima, e che è ovviamente preminente (visto che qui siamo di passaggio); come quello sociale, che attiene a svolgere un servizio in funzione del bene comune.

Non sto qui ad accusare nessuno perché, pur avendo fatto le mie scelte, ritengo di sapere bene di che miseria siamo fatti tutti e guardo alla politica con una “speranza disincantata”, attendendo sempre che la Provvidenza metta le toppe alle mie scelte (saranno poi quelle giuste?) e al nostro pessimo carattere (ben sapendo che il “carattere” sono i nostri peccati), che ci spinge a fare fuoco amico piuttosto che a guardare l’orda che si raduna al confine per distruggerci tutti quanti.

Cercherei quindi di iniziare a guardare la realtà con occhi quanto più possibile obiettivi. Perché se non si parte dalla realtà è ben difficile prospettare qualunque tipo di strategia.

 

 

La prima realtà è quella del Family Day. Bellissimo. Grande dimostrazione di forza (e, non a caso, di unità), affogato però nella retorica del milione in piazza. Purtroppo non è così. Il Circo Massimo misura metri 500 x 130, che significa 65.000 mq (vedi foto). Di conseguenza, anche volendo tenere conto delle pendenze dei bordi, più di 3-4 persone al massimo in un metro quadrato, decisamente, non possono entrarci. Vedete che, quindi, lì c’erano tra le 200.000 e le 250.000 persone. Che sono una enormità, ben inteso, soprattutto se si considera che nemmeno le sinistre o i sindacati, che rastrellano con i pullman i manifestanti offrendo il viaggio, possono ormai permettersi una manifestazione del genere. Però il dato è che lì c’erano 250.000 persone, perché la matematica non è un’opinione. Così, se applichiamo un coefficiente di 1 a 10, per considerare quelli che sono rimasti a casa ma aderivano col pensiero e con la preghiera, otteniamo una platea potenziale di circa 2 milioni e mezzo di persone.

Quanti sono i cattolici in Italia? Se vogliamo considerare come cattolici “osservanti” quelli che almeno partecipano alla Messa domenicale, diciamo che ormai questi non superano il 6-7% (gli ottimisti dicono il 10%). Se gli italiani sono 50 milioni, quindi, circa 3 milioni, numero guarda caso vicino a quei 2,5 milioni che vengono fuori da quanto ho abbozzato al paragrafo precedente.

Bene, se i cattolici che almeno vanno a Messa sono 2.5-3 milioni, quelli effettivamente formati e abbiano minimamente idea di cosa sia il Magistero della Chiesa (chiamiamoli l’avanguardia, che serve per innescare una forma di aggregazione) possono essere secondo me stimati in un 1/3, gran parte aderenti ai movimenti ecclesiali, cioè circa 1.100.000 di persone. E’ da questi che bisogna partire.  Come si sono sparpagliati tra i partiti? 220.000 ha votato il popolo della famiglia, 400.000 per noi/udc, 150.000 per la Lorenzin (largheggiamo e consideriamolo anche qui come voto cattolico), il resto, costituito da poco più di 300,000 voti, è confluito sui partiti del centrodestra. E’ evidente che non posso considerare come “cattolici formati”, e che pure vanno a Messa, coloro che hanno votato per quelli che, a mio avviso, sono nemici della Chiesa (come il PD o il M5S). mi perdoneranno questi fratelli che, per me, ripeto, sbagliano (e di brutto) e glielo ribadisco con franchezza.

Insomma, siamo un PICCOLO GREGGE: Poco più di 1 milione di persone e un bacino potenziale di 2.5-3 milioni, almeno nel presente. E questo ormai lo si sapeva. Siamo sale che si scioglie per dare sapore alla minestra, come ci ricordano i fratelli che hanno fatto la scelta per il centrodestra; ma dobbiamo essere anche luce, come dice chi come me ha fatto la scelta del PdF, per cui: se la luce la nascondi sotto il moggio non serve (e il moggio potrebbe essere un quarto posto in un listino bloccato). Piuttosto la luce va messa sul lucerniere perché possa svolgere la sua funzione. E allora? Finita la baruffa elettorale, mi sembra chiaro che solo uniti possiamo raggiungere il 3% previsto dall’attuale sbarramento della Legge. Questo è il dato di fatto basato sull’esame della realtà.

Resta però aperto il quesito. Visto che in ogni caso siamo un piccolo gregge, è poi così indispensabile raggiungere questo 3%? Io non penso. Io penso che nell’attuale deriva valoriale, dove vedo veramente un’orda che si addensa ai confini della Famiglia e della Chiesa per distruggere la radice della Vita che qui è contenuta, non sarà certo un deputato in più o in meno a fare la differenza. Questo manipolo di eletti può, al limite, fare da sentinella. Buone e sante sentinelle, ma il resto lo deve fare un Popolo. Alla guerra ci va un popolo, non dei campioni scelti. Per questo continuo a sperare che si formi il popolo, e che le realtà esistenti sviluppino una capacità aggregativa unitaria. Che la Provvidenza di Dio possa raccogliere le varie tribù disperse in ogni occasione che si presenterà, a partire da oggi, nella vita, nelle piazze, in ogni ambito di questo paese! Senza badare alle simpatie/antipatie o alle singole persone e ai loro peccati. Noi pensiamo a convertirci, sul piano personale; al resto, al piano sociale, penserà Dio, perché è lui che fa la storia. Alla nostra coscienza, nella scelta, compete solo la retta disposizione del cuore.



E’ IL MOMENTO DI SCEGLIERE
febbraio 5, 2018, 5:20 pm
Filed under: politica | Tag: , ,

Per un cristiano cattolico come me arrivare al voto, alla indicazione di un partito, significa cercare di essere coerente con quello in cui credo. La politica è infatti la ricerca del bene comune e, da cristiani, abbiamo il dovere di parteciparvi, seppure con un certo disincanto (perché viene prima l’evangelizzazione e poi… l’uomo sappiamo bene cos’è), secondo la nostra idea di bene comune.

E’ quindi da premettere, come già spiegato il 26 dicembre nel post “in preparazione al voto”, che la bussola, il primo termine per discernere tra le tante sigle, ce lo danno due grandi Papi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che hanno parlato della necessità, per i cattolici, di riconoscere il valore dei “principi non negoziabili”: vita, famiglia, libertà di educazione (1). Questi valori sono pre-partitici, sono baluardi sui quali non si può venire a patti. Chi non difende vita, famiglia, libertà di educazione va, inevitabilmente, nella direzione opposta alla nostra. E se si va nell’altra direzione è difficile aspettarsi qualcosa di buono. Non si può barattare la difesa della vita, dal suo nascere al suo naturale tornare a Dio, della famiglia come istituzione stabile fondata sul matrimonio tra uomo e donna, o la libertà di trasmettere la fede ai nostri figli senza che la scuola si metta di traverso, con un provvedimento più o meno favorevole sulla tassazione, sull’economia, su ogni altro aspetto della vita. I principi non negoziabili vengono prima. Su tutto il resto si può mediare, su questo no. Perché mostrano l’antropologia che sottende poi tutte le altre scelte, la visione dell’Uomo.

Bene. Bisogna prendere atto che ben pochi partiti riferiscono il proprio programma a questo nucleo imprescindibile di valori. Per iniziare a discernere sul partito da indicare si dovrebbe quindi iniziare a scartare quelli agli antipodi, che deridono addirittura questi valori (come la sinistra di Liberi e Uguali), quelli che li hanno già manifestamente traditi (come il PD e tanti “sedicenti cattolici” di partitini centristi e voltagabbana, che hanno votato per le unioni civili, l’eutanasia e il divorzio breve in questa legislatura pur di mantenere la poltrona), quelli che la parola “valori” non sanno manco dove sta di casa (come il M5S, i cui deputati, all’unanimità, hanno appoggiato tutte le leggi sopra menzionate e, per il futuro, ne propongono anche di peggiori).

Che cosa resta, a questo punto? Il Centro Destra, all’interno del quale, tuttavia, tante garanzie sulla difesa di questi valori nemmeno si possono avere. Diciamo che, all’interno della Lega e di Forza Italia, pur essendo presenti cattolici di sicuro impegno e solide basi, ci sono molti esponenti che “vanno nell’altra direzione” (come quelli provenienti dal mondo radicale), cioè hanno una visione opposta sull’uomo e sulla vita.

Resta quindi Fratelli d’Italia, al cui interno devo riconoscere la presenza di molti cattolici rettamente formati, anche se con qualche pecora nera, e resta… un piccolo partito che si presenta per la prima volta alle politiche, al di fuori di tutti gli altri schieramenti: il Popolo della Famiglia.

nedxnesinE allora, dopo aver valutato tutto, io ho deciso, in coscienza, di votare per il Popolo della Famiglia. Per la prima volta darò un voto di coscienza, al di là delle simpatie/antipatie personali, affidando alla Provvidenza che possa diventare anche un voto utile (ma un voto di coscienza, in fondo, è sempre utile, utile a se stessi). Né destra né sinistra, dunque, categorie ormai vuote (ai giorni nostri la destra difende gli operai e la sinistra le banche e la finanza internazionale… il mondo cui ero abituato è capovolto!), ma una formazione che prende come riferimento di tutte le sue proposte la saggezza del Magistero della Chiesa e la famiglia naturale. La famiglia come prisma attraverso il quale guardare a tutta la realtà (come disse Giovanni Paolo II). Che cosa significa? Che tutte le proposte del programma partono dal considerare la centralità della vita in famiglia. Ecco quindi il reddito di maternità, perché si inverta la spirale della denatalità; ecco la proposta di una tassazione commisurata al numero dei figli; libera scuola in libero stato e quindi no gender nelle scuole, no all’aborto, no all’eutanasia, no alla liberalizzazione delle droghe, aiuti per i disabili (che invece questa società vorrebbe eliminare). Sul lavoro attenzione particolare alle aziende familiari, dove il mestiere dei padri si tramanda ai figli. E, in materia di immigrazione, si riscopra il buon senso: non possiamo accogliere tutti, ma abbiamo il dovere dell’ospitalità. Sia il benvenuto lo straniero che è possibile integrare e che si vuole integrare, ma non venga a comandare in casa nostra. No ius soli, quindi, ma giusta applicazione delle leggi che già ora tutelano i bambini, i deboli, i poveri, a prescindere dal colore della pelle. E chi dovesse commettere reati tornasse a casa sua, abbiamo già tanti problemi con la nostra criminalità, perché importare anche quella altrui?

In definitiva si deve ricostruire un popolo sulle rovine di una società in dissolvimento. Non so quanti anni ci vorranno, ma è il momento di iniziare a lavorare. Le fondamenta, le radici dell’Italia e dell’Europa dei popoli, non possono prescindere dai valori cristiani.

Auguri ai fratelli che hanno fatto una scelta diversa, un’ultima ammonizione a quelli che si schiereranno addirittura con il nemico. Che il Signore, magari all’ultimo momento, li illumini! E speriamo che la Provvidenza di Dio ci regali un’Italia diversa dopo queste elezioni. Subito dopo bisognerà cominciare a costruire per il futuro, tutti uniti.

NOTE: (1) Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sull’impegno dei Cattolici in politica, 2002   http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20021124_politica_it.html