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I MALATI TERMINALI IN FAMIGLIA
marzo 10, 2017, 3:47 pm
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Mia nonna passò l’ultimo anno della sua vita nel letto, accudita dai figli e da noi nipoti. Chi la aiutava ad alzarsi, chi la puliva, chi le massaggiava le parti dolenti… Per mesi fu organizzato un turno, un programma settimanale di assistenza. Non restava mai sola. Soffriva, certo, e anche molto. Alla fine quasi non riusciva più ad alimentarsi. Ma non fu mai lasciata sola. La accompagnammo tutti insieme, ognuno con il suo carattere, con i suoi pregi, con le sue (perché no?) debolezze e incapacità. Una famiglia numerosa, un popolo che si stringe attorno all’anziano, alla radice, e l’accompagna per mano di là, al di fuori del tempo, nell’Eterno. Dove è andata a ricongiungersi ai suoi cari e a prepararci un posto. Aveva il volto sofferente, ma negli ultimi istanti, mentre nel giro di un minuto il colore del viso virava verso il bianco, si distese in un lieve sorriso. Pensai: “la morte del giusto”. In una serenità senza fine. Il tutto mentre l’ultima invocazione di una delle figlie chiamava il papà (mio nonno) perché le venisse incontro dall’altra parte. Mamma e papà, di nuovo insieme, uniti. Invocava così la radice della sua stessa vita.

Mio padre, negli ultimi tempi, anche lui ha iniziato dapprima a stare sulla sedia a rotelle. Poi non ce la faceva più nemmeno a uscire di casa, infine nemmeno ad alzarsi dalla sua poltrona. Sicuramente il suo Calvario è stato più breve di quello di mia nonna (e anche la medicina, devo dire, ha fatto grandi passi in avanti nelle cure palliative). Ma anche lui è stato accompagnato: da mia madre, da noi figli, dai nipoti, dagli amici e dai conoscenti. Anche lui ha passato una notte di agonia, appoggiato a me e mia madre e un’altra, l’ultima, con le mie sorelle. Lì dove tutti noi abbiamo sperimentato, per grazia, tutta la nostra impotenza. Ed è stata una grande lezione che la Vita ha dato a tutti noi.

Così me ne vorrei andare, quando sarà il momento, anche io. Con la mia famiglia, i fratelli della mia comunità, gli amici intorno, che mi accompagnano e magari pregano. Sicuro di riunirmi con i miei cari. Con mia nonna, con mio padre, con quanti ho amato qua sulla terra e mi avranno preceduto lassù, nel Cielo. Per preparare un posto a chi ancora resterà per qualche tempo in questo mondo.

La vita non è un bene disponibile. Nessuno può nascere per sua volontà. Nessuno può autodeterminarsi. E la morte fa parte della vita. Anzi, potremmo dire che l’unica cosa sicura, quando nasci, è che prima o poi dovrai fare questo passaggio, morire. Così come il momento della vita, il concepimento, è di Dio, anche il momento della morte è di Dio. Che resti non disponibile all’uomo, allora, perché è di Dio! Perché è il momento della Verità. La Verità con la V maiuscola, indescrivibile: D-o, o JHWH, per dirla in modo impronunciabile, come i fratelli ebrei.  E’ il momento dell’incontro, del mistero svelato. L’amore dei tuoi cari ti accompagna e ti dà forza fin sulla soglia del mistero, ma la soglia la devi passare da solo.

Siamo famiglie cristiane. Andiamo contro corrente. Accogliamo nelle nostre case le vite che si spengono, accompagniamo tenendo la mano, non abbandoniamo. Testimoniamo la vita, fino alla fine, perché il momento del passaggio, che Dio sceglie per ognuno di noi, sta nei disegni della sua misericordia infinita. Noi non sappiamo quando è il momento giusto. Noi non sappiamo, fino all’ultimo respiro, quando veramente “tutto è compiuto”. Per noi, per chi ci sta intorno e addirittura per la nostra discendenza, nascosta ancora nei nostri lombi (cfr. Eb 7, 9-10). Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice:“Sia chiaro a tutti che la vita dell’uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini” (CCC 2371)

Non priviamo allora i giovani dell’insegnamento dato coi fatti! Come tu onori tuo padre e tua madre, quando sono invecchiati, quando ormai li puoi solo accompagnare, così i tuoi figli onoreranno te! Questo devi insegnare! Non priviamo i giovani della opportunità di imparare a donarsi! Non priviamo i giovani della grande opportunità che è stare vicino a un nonno malato e poi vicino ai propri genitori, malati. Non priviamo i giovani della ricchezza che, per la loro anima, è accompagnare un anziano di là, dall’altra parte. Perché c’è un’altra parte, quella vera, quella eterna: il Cielo!  Pulirlo, accudirlo, fare l’esperienza di sostenerlo tra le proprie braccia vale più che mille catechesi e… li fa diventare Uomini.  Uomini veri. Forti. Non canne sbattute dal vento.

Purtroppo c’è un mondo che va in direzione opposta. Un mondo che pretende di stabilire per legge quando è meglio farla finita. E che te lo vuole fare dichiarare prima, quando stai bene, in un puro esercizio teorico. Il diritto di cambiare idea non è previsto nel famoso testamento biologico (e come potresti dire di aver cambiato idea, quando non potrai parlare?). E ora stanno lì a convincerti, tramite la grancassa dei mezzi di comunicazione, che è meglio per te, quando stai male, farla finita. Una bella siringa e via! Con risparmio di soldi per le disastrate casse della Sanità e risparmio di sofferenze per i tuoi cari. Il nemico dell’uomo ci spinge sempre a metterci al posto di Dio nel nostro delirio di autodeterminazione, ci spinge a mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, quello di cui, invece, Dio aveva avvertito che “se ne mangerete, morirete” (cfr. Gn 2, 17).

Il libro della Genesi termina però con un avviso decisivo per questi nostri tempi; “Il Signore pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita” (Gn. 3,23). Rispetta la vita, dunque, uomo! Sempre, ovunque e comunque, se non vuoi vedertela con i cherubini e con la fiamma della spada folgorante.



EUCARISTIA: CUORE DELLA FAMIGLIA E DELLA CHIESA
febbraio 19, 2017, 9:03 am
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Il matrimonio si celebra e la famiglia si rafforza su tre altari: la mensa quotidiana, il talamo nuziale e la mensa eucaristica. Chiudiamo questa breve rassegna, quindi, verificando la grandezza della mensa eucaristica, al fine di rendere più chiare tutte le occasioni in cui, purtroppo, questa viene dissacrata, con ripercussioni negative sull’amore e sull’unità in famiglia.

La famiglia cristiana riceve il dono dello Spirito Santo, che discende dal Padre e ci viene donato senza misura da Gesù Cristo nella celebrazione eucaristica. Dobbiamo premettere allora che è lo Spirito Santo che tiene unita la famiglia, non i nostri sforzi. Lo Spirito Santo permette la circolazione dell’Amore soprannaturale all’interno della famiglia, tenendola unita. Potremmo dire che lo Spirito Santo si muove ed agisce all’interno della famiglia cristiana come si muove ed agisce all’interno della SS. Trinità, tanto che S. Giovanni Paolo II disse la famosa frase, parlando della missione evangelizzatrice delle famiglie: “Famiglia in missione, Trinità in missione”.

Siamo fatti di anima e corpo. Pertanto, come condividiamo intorno alla mensa quotidiana ciò che è carne, cioè la nostra vita giornaliera, è necessario che ci avviciniamo insieme anche al cibo spirituale, il pane degli angeli, perché appunto abbiamo bisogno del pane quotidiano e del pane del cielo, quello eterno! Ciò perché nella famiglia possano convivere l’amore terreno e quello celeste e soprannaturale, dal quale tutto discende.

La Legge divina, che è stata donata all’uomo perché questi viva e sia felice, ha sempre insegnato: “Ricordati di santificare le feste”. Il terzo comandamento pone così le fondamenta di ogni famiglia. “Fermatevi –dice il Signore – e santificate questo giorno, ricordate le opere che Io, il Signore, ho compiuto nella vostra vita, nella vostra famiglia, ricordatele ai vostri figli!”. Quello che hai ottenuto in sei giorni ti basti! Il Padre sa di cosa hai bisogno. E per il tuo bene ti dice che è necessario che tu completi l’opera che Lui ti ha concesso di svolgere; che tu la completi attraverso il riposo del settimo giorno. Il riposo, però, va consacrato a Dio, perché è il compimento dell’opera delle nostre mani, svolta durante tutta la settimana. La festa cristiana è quindi santificata nell’Eucaristia domenicale, in cui sono attuati i due comandamenti dell’amore, verso Dio e verso il prossimo.

Nell’Eucaristia la famiglia trova la forza per restare unita nell’amore di Cristo e sentirsi parte integrante di un popolo in cammino. Su questo altare padre, madre e figli attingono quell’Amore che è un dono e che può impregnare di Grazia l’intera vita familiare. In altre parole: l’Eucaristia è il Sacro Cuore di Cristo che diventa Cuore della Chiesa e Cuore della famiglia, la piccola Chiesa domestica.

Davanti a una tale fonte di grazia è inevitabile che il demonio metta in atto i suoi piani distruttivi. In che modo oggi viene dissacrata l’Eucaristia? Innanzitutto abbandonandola: non celebrandola. Quante famiglie, dalla fede malferma e ridotta ormai a un “vestitino della prima comunione” troppo stretto, non trovando più risposte ai loro problemi, alla loro incapacità, vagano come pecore senza pastore, assetate, lontano dalla fonte eucaristica e finiscono così per sfasciarsi definitivamente! Siamo tutti, nessuno escluso, mendicanti in cerca d’amore, infatti, e ci azzuffiamo gli uni gli altri perché pretendiamo amore da chi non ce lo può dare. Eppure dimentichiamo la fonte dell’amore!  In mancanza di una catechesi appropriata, viva, adatta all’uomo moderno… l’uomo moderno si allontana così dall’unica fonte di amore soprannaturale in grado di saziare la propria fame!

La mancanza di catechesi cristiana, oscurata dalla catechesi del mondo, strombazzata dai mezzi di comunicazione di massa in maniera pervasiva, crea poi una “religione fai da te”, che in nome di un buonismo privo di fondamenti, consente a molti, per quanto inconsapevoli, di accostarsi alla Comunione indegnamente o quanto meno con superficialità, cosa che San Paolo rivela come foriera di serie conseguenze (cfr. 1Cor 11, 27-30).

Un altro modo di dissacrare l’Eucaristia, opposto a quelli precedentemente espressi, è quello di recarsi alla celebrazione con il piglio “di chi compie la Legge”. Molti cristiani, purtroppo, si recano la domenica a Messa solo per adempiere al precetto, pensando in cuor proprio: “Non si sa mai…” o ritenendo quasi di fare un favore a Dio. Taluni arrivano poi in ritardo e il ritardo, specie quando non è occasionale, è semplicemente l’atto esteriore che denota una realtà interiore profonda, che spesso ci si rifiuta di comprendere nella sua reale valenza: “Non sto partecipando a un avvenimento importante, ma a una routine… quindi posso tardare un po’ ”. Se fosse davvero importante, infatti, arriverei semmai in anticipo! E come è difficile che un tifoso arrivi in ritardo allo stadio per una partita…

In conclusione, celebrare l’Eucaristia è partecipare al passaggio di Dio, che in una dinamica Pasquale trascina dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita, dalla nostra incapacità di amare alla capacità di amare come Dio, donataci in Cristo Gesù. Che possiamo sempre sedere allora, come famiglia e come famiglia di famiglie, a questo banchetto celeste! Ascoltando la Parola di Dio, cantando, pregando insieme, per partecipare del Corpo e Sangue del Signore. Beato chi vede questa bellezza, perché è un anticipo di Cielo, una bellezza che salva la famiglia e salva il mondo!



IL TALAMO NUZIALE, ALTARE SU CUI SI CELEBRA IL MATRIMONIO
febbraio 19, 2017, 9:01 am
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Il mese scorso abbiamo iniziato ad esaminare il primo dei tre altari sui quali si celebra il matrimonio cristiano: la mensa quotidiana, nella quale la comunione familiare si rende visibile nella convivialità. Passiamo ora ad esaminare l’altare costituito dal talamo nuziale e, anche qui, a verificarne la bellezza e il significato, al fine di rendere più chiari gli attacchi di cui è oggetto ai nostri giorni.

Il corpo è fondamentale nel matrimonio cristiano. Gli sposi sono fatti di anima e corpo, infatti, e cercano la comunione dell’anima e del corpo, tanto che il sacramento non si compie perfettamente, realizzandosi, finché non c’è il primo rapporto fisico tra gli sposi. Non si può vivere pienamente il matrimonio senza sviluppare tutte le manifestazioni, anche corporee, che trasmettono l’amore. Così, non si può essere sposi felici senza sviluppare la tenerezza e l’accoglienza nelle parole, nelle carezze, negli abbracci, nei baci e nell’amplesso fisico. La camera nuziale e il talamo sono quindi il luogo ove si manifesta corporalmente, venendone santificata, l’unione intima e piena dei cuori.

La Chiesa non ha mai sottovalutato questo aspetto, tanto che, fino a qualche tempo fa, era prevista la benedizione da parte del sacerdote del talamo nuziale e questo gesto aveva un significato molto bello e importante. Il presbitero benedicendo la camera nuziale, riconosceva quel luogo come sacro (cioè che appartiene a Dio). Lì, infatti, marito e moglie, unendo i lori cuori e i loro corpi, rinnovano il sacramento delle nozze e si aprono alla vita. Il Talmud spiega bene che:Tre sono coloro che partecipano alla creazione di un uomo: il Santo e Benedetto, il padre e la madre“. Il padre e la madre partecipano nella generazione dei tratti fisici, Dio Santo e Benedetto infonde l’anima immortale. E alla fine, “Quando giungerà il momento di lasciare questo mondo, il Santo e Benedetto riprende la sua parte, abbandonando la parte del padre e della madre” (T.B. Niddà 31).

Su questo altare gli sposi diventano una sola carne e per questo collaboratori di Dio nella creazione. Su questo altare l’amore, incarnato nell’atto unitivo degli sposi, riceve la potenza di Dio per diventare anche procreativo.

In che modo viene dissacrato l’altare del talamo nuziale? Innanzitutto ogniqualvolta si dissocia l’atto unitivo dall’atto procreativo. Su questo altare si fa presente Dio con la sua potenza creatrice. L’uso di anticoncezionali è pertanto sicuramente un atto dissacratorio. O si ama o non si ama. Non esiste un “amore fino a un certo punto” o un “amore senza conseguenze”. L’amore è per sempre, totale, e la sua conseguenza più bella è proprio la fecondità. In caso contrario non è amore o, comunque, non è amore cristiano, totale e soprannaturale. Non è questa la sede per entrare nei dettagli della paternità e della maternità responsabile, e della possibilità temporanea di astenersi dall’atto sessuale, cioè della castità vissuta anche all’interno del matrimonio. Basti qui ricordare che tutti i mezzi, fisici e chimici, utilizzati per evitare un concepimento (e a maggior ragione tutti i mezzi che in realtà sono addirittura abortivi e ledono il comandamento di non uccidere, come la “pillola del giorno dopo” o la “spirale”) sono gravemente lesivi della sacralità dell’atto coniugale. Un figlio è sempre il dono più grande che Dio possa concedere a una coppia ed è sempre, anche quando noi non lo riusciamo a comprendere, per il bene della coppia. Non solo, come dice il Catechismo: “la vita dell’uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini” (CCC n. 2371). Impariamo, allora, a non disprezzare i grandi doni di Dio!

L’adulterio è ovviamente il peccato che distrugge l’intimità degli sposi. Figuriamoci poi se consumato proprio sul letto coniugale! In tal caso diventa un atto veramente odioso, uno sfregio alla potenza e alla fedeltà di Dio. Il tradimento della fedeltà coniugale, specie quando resta nascosto, è come un fiume carsico che scava nelle radici del matrimonio e ne mina le fondamenta, portando le sue nefaste conseguenze sull’intero edificio della famiglia e contribuendo non poco a indebolire lo sviluppo psicologicamente equilibrato dei figli.

Oggi troppo spesso si giustifica l’abbandono del tetto coniugale, e quindi la distruzione di questo altare, non solo con l’adulterio, fatto o subìto, ma addirittura con i litigi, la diversità di vedute, la semplice diversità di opinioni. Non è il litigio che mina in profondità l’amore coniugale, ma la mancanza di perdono! Il divorzio, quindi, è un altro mattone che la società incoraggia a scagliare contro l’altare del talamo nuziale.

E’ ovvio che è la sostanza quella che conta, ma… come le coppie cristiane possono rendere visibile, anche con dei segni esteriori, la sacralità dell’amore coniugale? Attraverso l’attenzione posta alla propria camera da letto. La pulizia, l’ordine, la bellezza, il pudore, il rispetto dovuto anche dai figli al letto sul quale sono stati concepiti, sono i capisaldi da difendere. La camera da letto degli sposi è la stanza del vino, quella in cui Gesù si dona di nuovo alla sua sposa, la famiglia (la Chiesa), per renderla santa e immacolata con la Sua presenza, come il Cantico dei Cantici mirabilmente canta: “Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è l’amore… La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia” (Ct 2, 4.6).



FB E LA DITTATURA DEL PENSIERO UNICO
febbraio 18, 2017, 1:32 pm
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valilarot  di Valeria La Rotonda

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Siamo distratti. Non ci accorgiamo che, lentamente e inesorabilmente, qualcuno sta erodendo i nostri spazi di libertà. Non ci credete? Sono esagerazioni? Proviamo ad analizzare i fatti: da qualche anno sembra che “i diritti” LGTB (acronimo per Lesbian Gay Bisexual Transgender) siano diventati una assoluta priorità per il nostro Paese, che pure è in una crisi economica profonda. L’Italia ritiene di non poter fare a meno di leggi “urgentissime” per regolamentare i matrimoni tra persone dello stesso sesso: è un loro diritto, dicono.

Le persone LGTB si sentono discriminate, si sentono “diverse”. Allora via, avanti con proposte di legge per “abolire” questa diversità! E nel contempo spuntano proposte di legge volte a reprimere -sì, proprio reprimere- ogni tentativo di curare la disforìa di genere (la confusione circa l’identità sessuale). Il progetto di legge Scalfarotto (Senatore della Repubblica completamente votato alla “causa” LGTB) prevede la reclusione e multe salatissime persino per gli operatori sanitari e gli psicologi che tentino di riportare la persona verso il proprio genere biologico. Sarà vietato persino leggere in pubblico San Paolo, dove condanna la sodomìa!

Di pari passo si porta avanti un progetto per creare una neo-lingua: per introdurre nell’italiano termini che siano “rispettosi” del Gender. Qualcuno si è preso la briga di pagare, di finanziare, una pubblicità assurda (sul canale televisivo RealTime, per proporre di cambiare il termine amore da maschile a femminile, per non discriminare!

La presidente della Camera, Boldrini, propone (e dispone) una legge contro le fake news: ma cosa sono le fake news? Notizie non comprovate che girano sui social, ma anche sui giornali, e che fanno opinione… Un modo per mettere un bavaglio a chi non conforma il proprio pensiero a quello dominante! Ecco quale libertà ci stanno sottraendo: La Libertà di dissentire. La Libertà di pensare. La Libertà di ragionare.

Perché se ragioniamo… se ragioniamo ci rendiamo conto che quelli che spacciano per “diritti” reclamati a gran voce, in realtà sono capricci, voglie, desideri, cui attraverso la manipolazione lessicale e legislativa si attribuisce il titolo di “diritto”.  Se ragioniamo, ci viene quasi spontaneo osservare che, se una persona di sesso maschile improvvisamente dice di essere una donna, è una persona che va curata, accompagnata in un percorso di riappropriazione di sé, non assecondata nella sua psicosi! Se ragioniamo, ricorderemo per averlo studiato a scuola (attenzione! Chissà per quanto ancora ci consentiranno di studiare!), che i generi sessuali sono solo due: maschile (cromosomi xy) e femminile (cromosomi xx). Tertium non datur.  E, certo, io posso dire a tutti che sono un gatto e che voi dovete rispettarmi in questa mia identità, perché la sento fortemente mia … ma non per questo io sono davvero un gatto! E non per questo posso vantare il diritto di entrare nel tuo giardino a fare quello che fa un gatto, solo perché devo essere rispettata nella identità che mi sono auto-assegnata! Sbagliato è sbagliato. Anche se interviene una legge che lo consente. Non lo dicevamo anche per le leggi razziali? Quelle erano leggi. Eppure erano sbagliate!

Creare una neo lingua, introdurre contemporaneamente leggi (come appunto contro le Fake News) che limitino il dissenso e introducano una censura arbitraria altro non è che una rincorsa verso la dittatura del pensiero unico.

E allora… che c’entra FB (FaceBook)? FB è il portabandiera di questa corsa verso la dittatura! Non potete non aver notato che non vi è un tasto per esprimere il “dislike”. Possiamo solo essere d’accordo, possiamo esprimere un sentimento riguardo la notizia, ma non possiamo dissentire! FB applica delle rigidissime e unilaterali norme di censura: su FB è possibile bestemmiare, dire parolacce  inaudite e inaudibili… ma non è possibile dire la parola “frocio” (non che sia bello dirla, ma… questo varrebbe anche per le bestemmie): se la inserisci in un post, al 90% te lo cancellano perché “non rispetta le regole della comunità”. Ecco, un’altra cosa che FB ti fa credere è che tu in qualche modo fai parte di una comunità e che starci dentro è bello e che per starci dentro, però, ti devi un pochino omologare… Pazienza! Puoi parlare di calcio, di cani e gatti, puoi ridicolizzare i Cristiani e parlare male del Papa… però non puoi parlare degli LGTB se non andando nella direzione del riconoscimento e accettazione della psicosi! A che serve? A confonderci e a fonderci in una melma inconsistente di non senso, di irrealtà assurta a realtà a dispetto dell’evidenza scientifica. FB cancella post, elimina profili… tutto, se non ti adegui “agli standard della comunità”. Che sono gli standard del Pensiero Unico.

A che serve creare questa psicosi collettiva? A rendere l’uomo solo. E’ l’opera del diavolo che ti fa credere di essere onnipotente. Di avere diritto a tutto. Tutto quello che desideri è automaticamente tuo. Deve esserlo. E, se non è lecito, allora rendiamolo lecito. Vuoi? Puoi! Gli antichi distinguevano lo Ius dal Fas (Orazio. Carpe Diem). La legge umana dalla legge divina. Oggi vogliono strapparci questa distinzione: non esiste una legge divina. Esiste solo una legge umana, e questa legge deve piegarsi ai miei desideri.

Ecco dove ci sta portando il principe di questo mondo! Se l’uomo è solo, psicotico, confuso … sarà facile manipolarlo. Sarà possibile fargli credere, ad esempio, che la pedofilia può essere accettata (stanno introducendo il concetto di “pedofilia soft”…), perché risponde alla “naturale” sessualizzazione dei bambini. Per fare questo introducono nelle scuole primarie libri di testo che insegnano ai bambini a scegliere il loro sesso, che possono toccarsi tra loro per scoprire l’erotismo…

Orazio diceva: “tu ne quaesieris scire nefas, quem mihi, quem tibi finem di dederint…” (Tu non domandare quello che non è lecito – per legge divina- sapere. Quale fine a me, a te, gli dei daranno…). Sarà invece oggi possibile fare credere all’uomo che l’eutanasia (il suicidio assistito) è cosa buona. Perché devi vivere se la vita ti annoia?

Ma non sentite satana che sussurra all’orecchio “perché devi accettare la croce? Perché cerchi di renderla gloriosa?”



IN DIFESA DELLA LIBERTA’
gennaio 18, 2017, 7:24 pm
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Sono Cattolico e penso che la SODOMIA sia un GRAVE PECCATO, che espone a malattie fisiche, psicologiche e spirituali. Per tale ragione non ritengo debba in alcun modo essere promossa nella società. Per nessuno, neanche per gli eterosessuali. Lo posso ancora dire? O devo temere che qualcuno (gli squadristi del terzo millennio), quando sarà approvata la nuova legge in difesa della nuova razza ariana, quella che vuole introdurre il reato di “omofobia”, mi mandi in carcere? Faccio sommessamente presente a chi ancora ha un minimo di rispetto per i padri costituenti che la Costituzione, che ancora non sono riusciti a cambiare, recita:

Art.3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di RELIGIONE, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Art.8: “Tutte le confessioni religiose sono egualmente LIBERE davanti alla legge”.

Art.19 “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria FEDE religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, DI FARNE PROPAGANDA e di esercitarne in privato o IN PUBBLICO il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume”

Quindi ripeto: “LA SODOMIA E’ UN GRAVE PECCATO”, come mi ammoniscono le Sacre Scritture, che per me sono Parola di Dio, e il Catechismo della Chiesa Cattolica. Inoltre espone a svariate malattie, come documentato da innumerevoli pubblicazioni medico-scientifiche. Non ce l’ho con voi, ma con l’atto in sé. “Il fumo fa male ai polmoni” si può dire e “la sodomia fa male al retto” no?

Vi sentite offesi? Non so che farci, ma, ripeto, giudico l’atto, non mi permetto di giudicare la persona. D’altra parte, se lo ritenete, ognuno è libero di continuare a farlo, né qualcuno ha mai proposto una legge per rinchiudere chi la pratica, al contrario di voi che vorreste rinchiudere chi cerca solo di avvertirvi che… fa male!

Ho limitato in qualche modo la libertà di qualcuno? Non mi sembra ma, vi prego, nessuno limiti la mia!



PROFUGHI O INVASORI?
gennaio 13, 2017, 10:05 am
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valilarotdi Valeria La Rotonda

profughi

Arrivano a migliaia, con barconi, gommoni… Partono dalla Libia, ma da dove vengono? Dall’Africa, dal Medio Oriente… Nigeria, Siria… Fuggono dalla guerra, da Boko Haram… Così ci dicono. Tutti? Tutti coloro che sbarcano sulle nostre coste fuggono dalla guerra? Non lo so e non ne sono sicura, molti sono di paesi che non sono in guerra…

Partono di notte. La nostra Marina va loro incontro, li prende e li porta in Italia: ormai questo è il modo ordinario di varcare la nostra frontiera? Senza documenti e scortati dalla Marina. Altro che controlli di frontiera! Arrivano e sbarcano per la maggior parte giovanotti abbastanza forti, abbastanza esperti da sapere che in Italia possono rifiutare di farsi prendere le impronte digitali, anche se sono senza documenti… Certo, sbarcano anche donne e bambini: perché mandano avanti le donne e i bambini? E i giovanotti? A me capita di pensar male, ormai… Tra di loro ce ne sono alcuni per nulla timidi e in alcun modo intimoriti dalle nostre forze dell’ordine, così inizio a pensare che qui si annidino cellule terroristiche, pronte ad attaccare il cuore dell’Europa che li accoglie, lupi solitari o cellule dormienti che attendono solo gli ordini. Giovani mussulmani che, un domani. potrebbero diventare combattenti. Con donne e bambini preparano il terreno per l’islamizzazione dell’Europa?  Non è da escludere. Com’è difficile, a volte, discernere…

Il problema, allora, non è neanche se accogliere o no. Ovviamente, quale nazione civilizzata e cristiana, l’accoglienza è un imprescindibile obbligo morale. Il problema è difendersi dall’invasione! Lo Stato ha il diritto (e il dovere) di difendere i propri cittadini e, di conseguenza, di esercitare un controllo sui propri confini.

Quello che mi spaventa è l’atteggiamento incerto di uno Stato che accoglie indiscriminatamente e non per adesione estrema al comandamento cristiano, ma per semplice “buonismo”! Si parla, così, di integrazione, ma non si promuove l’integrazione, perché, se da una parte il governo invita continuamente i propri cittadini al rispetto delle diverse culture e religioni, dall’altra non fa assolutamente nulla per difendere la cultura e la religione dei propri cittadini. Sì, in questi ultimi anni i governi hanno auspicato un’Italia sempre più dimentica delle proprie radici culturali e religiose, ottusamente “laica”, atea e agnostica, senza rendersi conto (possibile?) che così facendo si lascia un vuoto, un vuoto che verrà prontamente occupato da altra cultura, altri valori, altra religione, che non si concilia affatto con l’idea di “stato laico” che si vorrebbe promuovere!

E allora, davvero: chi stiamo accogliendo, profughi o invasori? Com’è difficile discernere il bene e il male in questi tempi bui.

Nota di Topenz. A scanso di equivoci: le indicazioni della Chiesa sono espresse al momento dal Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da S. Giovanni Paolo II, al n.2241: “Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.  Le autorità politiche, in vista del bene comune di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri”.



LA DISSACRAZIONE DELLA MENSA QUOTIDIANA
dicembre 25, 2016, 5:40 pm
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Il cibo è frutto della terra e del lavoro dell’uomo. Prima ancora dell’invenzione della scrittura, gli umani hanno iniziato a mangiare insieme: attorno al fuoco, sotto un albero, su una pietra, in una grotta. Si è dapprima cominciato a mangiare insieme e poi, poco a poco, a consumare il cibo preparato da qualcuno. E’ nata così l’arte del cucinare, che si è quindi andata sviluppando contemporaneamente alla festa, al banchetto, al simposio… Consumare lo stesso cibo e la stessa bevanda significa diventare insieme uno, stipulare un contratto, un’alleanza, riconoscere una prossimità, un’accoglienza reciproca, dare origine a una relazione o approfondirla. In altre parole, consumare insieme lo stesso cibo delinea l’idea di una comunità. Si tratta quindi di una realtà naturale e primordiale.

Cucinare è azione umana, solo umana, non conosciuta da alcun altro essere vivente sulla terra. Cucinare è quindi un aspetto dell’umanesimo, perché chiama tutti, uomini e donne, convoca piante, animali e finanche minerali (il sale) per partecipare alla creazione di un cibo che dia “sapore” al mondo. E tutto questo in un ritmo umano e variabile: non sempre, infatti, si cucina allo stesso modo! C’è la cucina feriale, in cui ci si nutre nella sobrietà e nella frugalità; c’è il banchetto festivo che interrompe la ferialità per celebrare ciò che accade per grazia… C’è il pasto del bambino, che abbisogna di cibi a lui adeguati e c’è il pasto per l’anziano, che richiede una misura e una leggerezza. Chi cucina, quindi, dona un po’ di se stesso, ponendo attenzione a differenziare i pasti secondo il momento, perché c’è un pasto per ogni momento sotto il sole. Cucinare per i propri familiari è un atto d’amore, un modo per essere attenti all’altro.

Per questo possiamo tranquillamente affermare che la tavola su cui si consumano i pasti è uno degli altari della famiglia cristiana, un altare sul quale avviene un sacrificio e un rendimento di grazie a Dio. San Paolo ci ricorda che le prime comunità cristiane: “Ogni giorno, insieme… spezzavano il pane a casa, prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore” (At 2, 46).  Che il rito del pasto, quindi, sia consumato in spirito di unione, comunione e letizia! Con la preghiera di ringraziamento a Colui che “dona il cibo ad ogni creatura”, che tutta la famiglia renda grazie al Padre celeste per il cibo e per chi l’ha cucinato con amore! Il momento del pasto, vissuto in letizia e con gratitudine, è veramente, per la coppia e per tutta la famiglia, un tempo di grazia e di crescita nell’amore reciproco. Tutti i membri della famiglia, infatti, gustando insieme il cibo in un’atmosfera serena, hanno l’opportunità di imparare qualcosa, consolidare i vincoli familiari e considerare le cose accadute durante il giorno. La mensa, intorno alla quale i figli siedono “come virgulti di ulivo” nella benedizione del salmista, è uno dei luoghi privilegiati in cui, senza tante chiacchiere o catechesi, ma nella semplicità del quotidiano, gli sposi trasmettono la fede ai figli e crescono nella comunione reciproca.

Non c’è da stupirsi, quindi, che la mensa quotidiana sia pesantemente attaccata dal demonio, il cui obiettivo è ormai palesemente quello di distruggere la famiglia. Sono essenzialmente tre i modi in cui la mensa può essere dissacrata.

Il primo elemento di disturbo sono i mezzi di comunicazione, che assorbono la nostra attenzione e la distolgono dal pasto di comunione. Si tolga quindi il televisore dalla stanza in cui si mangia, perché durante i pasti si dialoghi! Dove non c’è dialogo non c’è amore. O si mangia o si fanno altre cose. Non è possibile mangiare guardando la tv, giocando con il telefonino o il tablet o leggendo… Questa è mancanza di rispetto sia per questo altare sacro che per i commensali. E l’Amore, come ci ricorda San Paolo, “non manca di rispetto”

Il secondo elemento è la mancata attenzione a che tutti i membri (a meno, ovviamente, di impossibilità o validi motivi) siano presenti e puntuali all’ora del pasto. La puntualità è uno dei segni che dimostrano nel profondo a noi stessi che ci troviamo davanti a un appuntamento veramente importante della nostra giornata. Oggi, purtroppo, in tante famiglie, l’abitudine di mangiare tutti insieme è passata di moda. Stare insieme per un pasto costituisce l’eccezione e non la regola. Certo, gli impegni di lavoro, di studio, a volte rendono difficile mantenere sempre questo impegno… ma troppo spesso, senza un valido motivo, i figli prendono il cibo e se lo portano addirittura in camera loro, dove mangiano da soli, come cani… Troppo spesso si alzano da tavola, fin da piccoli, senza chiedere prima il permesso ai genitori. Questo significa aver perso completamente il riferimento del pasto alla famiglia e ai ruoli che, all’interno della famiglia, vanno rispettati pena il suo dissolvimento.

Infine, ultimo elemento che dissacra la mensa quotidiana è lo spreco. E’ meglio mangiare un tozzo di pane in pace e in comunione che mangiare tanti cibi succulenti in un tumulto di guerra o, peggio, da soli. Il pane è dono di Dio: “Dio lo dona ai suoi amici nel sonno”, canta il salmista. Così anche il pane sulla mensa, dono di Dio, è sacro e va rispettato. Gettare il pane e il cibo, sprecarlo, è una offesa ai poveri e a Dio, a cui i poveri appartengono.