il blog di Topenz


IL COMUNISMO DEL CAPITALISMO FINALE. QUELLO CHE DAVVERO SI MANGIA I BAMBINI
giugno 20, 2017, 5:12 pm
Filed under: cultura e società | Tag: , ,

198.bambiniDa cosa dipende la dignità inviolabile dell’uomo? Da cosa dipende il rispetto? Da cosa dipendono i suoi diritti inalienabili? La vita di un africano vale forse meno della vita di un italiano? No. Evidentemente la dignità, il rispetto, i diritti inalienabili, primo fra tutti il diritto alla vita e a una vita dignitosa, dipendono dal semplice fatto che sei un uomo. Non importa a quale etnia, razza o nazione tu appartenga.

Il rispetto per il diverso, quindi, non può che nascere dalla assunzione di un dato di fatto preliminare e incontrovertibile: che esiste una diversità. Si chiama Realtà. Così, se io non conosco le mie radici (cioé la mia lingua, la mia cultura, la mia religione), cioé la mia realtà, come posso imparare ad accogliere quella degli altri? Ecco, la differenza sta tutta lì. La bellezza, la ricchezza, la complessità della diversità contro il muro imbiancato della uniformazione. Siamo tutti uguali: il comunismo. Siamo tutti diversi, invece, ma ci rispettiamo ed amiamo nella nostra diversità: la comunione.

I bambini degli stranieri che vivono in Italia, quelli che Repubblica sfrutta per fare propaganda al governo sullo Jus Soli, forse non sono rispettati? Forse non vanno a scuola? Forse non godono dell’assistenza sanitaria? Qualcuno gli ha mai spiegato che questo essere cinesi, indiani, filippini, nigeriani eppure vivere in Italia è una ricchezza? Che sono ricchi perché conservano la propria identità, quella dei loro nonni e dei loro padri, e possono conoscere e magari iniziare a rispettare la nostra, in attesa di decidere se abbracciarla alla maggiore età? Non mi sembra proprio, anzi! L’Impero vuole che diventino italiani alla nascita. In realtà li vuole italiani contro gli italiani, perché non ci siano più italiani, cinesi o indiani, ma solo apolidi con passaporto italiano. Che si uniranno ad apolidi con passaporto francese, inglese e così via: questo è il Nuovo Ordine Mondiale. Quello del Capitale, delle Banche e della Finanza.

In questa confusione generale non stupisce, allora, che si arrivi all’assurdo di togliere la mortadella dai panini dei nostri bambini per non offendere lo straniero! Significa questo educare al rispetto della diversità? Su 100 bambini ce ne sono 10 mussulmani e non gli si può fare un panino con qualche altra cosa? E’ troppo lavoro per le signore maestre? Ma che messaggi diamo? Ci sono i bambini ebrei, quelli mussulmani, che non possono mangiare alcune cose che noi mangiamo. I cinesi non digeriscono la nostra mozzarella. Bene. Io continuo a mangiare quello che mi cucina la mia mamma e tu continui a mangiare quello che ti cucina la tua… Qualche volta mangeremo la stessa cosa, qualche volta mangeremo cose diverse. Dov’è il problema? Non è necessario mangiare la stessa cosa per essere amici. Ecco, questa è veramente una delle perle della stupidità politically correct.

A Natale (la parola Natale significa “nascita”, di chi? Rispondete o non festeggiatelo più!) i nostri bambini fanno il presepe, perché è una nostra tradizione e ricorda la nascita di Gesù Bambino. E cantiamo “Tu scendi dalle stelle”. Se sei mio ospite, e ospite fraternamente accolto, io ti mostro con gioia le mie tradizioni. Cancellare il presepe o la recita natalizia migliora forse la tua conoscenza di me? No. La peggiora. Distrugge me e non aiuta te. Questo è l’insegnamento che dilaga nella scuola e annega tutto in una fanghiglia senza senso. La melma del comunismo, appunto, scimmia della comunione.

Giochiamo. I maschietti giocano con il pallone, con le costruzioni (una volta giocavamo coi soldatini…). Le femminucce con le bambole. E qualche volta giochiamo insieme a marito e moglie. Ma cosa c’è di strano? E’ uno stereotipo? E’ la vita! E’ il mistero semplice della vita! Le uova di Pasqua azzurre e rosa, con le sorpresine separate, non le trovate più, eh? Perché? Perché sennò la Gaystapo, il braccio armato dell’Impero, attacca quelle aziende che le producono e manda in mezzo alla strada gli operai! Tutto deve essere fluido, non ci deve essere né maschio né femmina, ma va propagandato un uomo androgino (attenzione, a scuola si promuove l’omosessualità e la transessualità, che è cosa ben diversa dal rispettare le persone omosessuali), un uomo senza radici e senza peculiarità. La ricerca del piacere è l’unica cosa che lo deve guidare.

Perfetti per il mercato globale. A questa follia andiamo allegramente incontro. E complimenti ai comunisti che tirano la volata al Capitalismo Finale, quello che davvero si mangia i bambini.



ACCOGLIERE MARIA NELLA PROPRIA CASA
maggio 11, 2017, 2:28 pm
Filed under: famiglia, religione | Tag: , ,

197.santa casa di loreto“Maria, madre mia, Maria, madre nostra, vieni a vivere con me, vieni a casa mia. E insegnaci ad amare tuo figlio come lo hai amato tu”. Le parole di questo canto di Kiko Arguello, il fondatore del Cammino Neocatecumenale, hanno risuonato fortemente nel cuore mio e di mia moglie durante un pellegrinaggio conclusosi l’anno scorso, presso la Santa Casa di Loreto.

“Donna, ecco il tuo figlio; figlio, ecco la tua madre..:”.  Con queste parole Gesù, sulla croce, poco prima di spirare, ha affidato Giovanni, il discepolo che più amava, alla madre. Il Vangelo ci racconta poi che “da quel momento il discepolo la prese in casa sua” (Lc 19,27). Continua il canto: “Maria, madre mia, Maria, madre nostra, tu sei madre della Chiesa, che sorge dal fianco di Cristo, la sua sposa, nuova Eva”. Maria è Madre della Chiesa, quindi Madre della Famiglia, che è la piccola cellula primordiale, domestica, della società e della Chiesa. Lei, nuova Eva, diventa così madre dell’umanità, famiglia di famiglie.

La madre è l’albero della vita (cfr. Gn 2,9 e Gn 3.24), la sposa posta come vite feconda nell’intimità della casa (cfr. Sal 127,3).  La madre non ha bisogno di apparire, di far carriera, di affermare se stessa, la madre sorregge il mondo e custodisce il mistero stesso della vita. E’ colei che accoglie, soccorre, conforta, consiglia. La madre è… la Madre!

La Madonna, con amore di Madre, desidera entrare in ogni casa e dimorare in essa insieme con la famiglia, con la stessa amorevole cura con cui rimase per tre mesi nella casa della cugina santa Elisabetta, portando nel grembo Gesù. Ella compie per ogni famiglia che l’accoglie e a lei si affida, ciò che la più buona, la più sapiente, la più premurosa delle madri può fare. Anzi, ella compie ciò che non potrebbe fare nemmeno la migliore delle madri: entrando nella famiglia, Maria ví porta il Figlio suo, Gesù! E lo indica continuamente a ogni membro della famiglia: “Fate quello che mio figlio vi dirà!”. Dona alla famiglia una convivenza serena e si prende cura di ognuno dei suoi membri perché, dopo la vita presente, si ritrovino felici con Lei in Cielo.

La Madonna, la cui preghiera è potentissima essendo ella al cospetto della SS. Trinità, ottiene a ciascuno dei membri delle famiglie che a lei si affidano e si consacrano tutti i soccorsi e tutte le grazie necessarie secondo il loro stato, guardando suo Figlio e dicendoGli come a Cana: “Hanno finito il vino!”. Così  presta aiuto e protezione a quelli che si trovano in particolari pericoli e necessità; li soccorre nel loro lavoro, benedice le loro fatiche; li consola nelle loro pene e nei loro dolori; li assiste maternamente nell’ora della morte. La Madonna è il vero angelo della casa, il cuore della famiglia.

Abbiamo deciso così di accogliere Maria nella nostra casa. Che cosa significa accogliere Maria nella propria casa? Significa accogliere colei che, anima e corpo, insieme a Cristo, ora si trova “al riparo dell’Altissimo e dimora all’ombra dell’Onnipotente”. Significa accogliere l’anima sposa e madre per eccellenza, che si esprime nel corpo e nello spirito e sotto le cui ali ogni uomo trova rifugio.

Ecco allora che abbiamo iniziato ad assaporare la bellezza del Rosario in famiglia… A volte cerco anche visivamente di cogliere la figura di Maria che cammina dentro casa, che sorride, che ci aiuta. Accogliere Maria significa accogliere l’Amore semplice. E nel cammino di fede la semplicità è un punto di arrivo. E’ relativamente facile, vista la nostra superbia, chinare il capo davanti al Cristo, vero uomo ma anche vero Dio, più difficile, da quei superbi che siamo, è chinarlo davanti alla Madre, interamente umana come noi.

Tempi duri ci attendono, poiché il diavolo sta sferrando l’attacco finale alla famiglia per colpire il cuore dell’umanità. E’ bene quindi compiere un atto di affidamento delle nostre famiglie a Maria. Probabilmente è bene farlo anche se qualche membro della casa magari è indifferente o contrario: penserà la Madonna a conquistare il suo cuore, sapendo trovare, come solo una madre sa, le vie giuste per arrivare al cuore di chi deve incontrare Gesù. Affidiamo le nostre famiglie a Maria con le parole del beato Giacomo Alberione:

“Vieni, o Maria, Madre nostra amabilissima! Degnati di abitare con noi in questa casa che a Te affidiamo e consacriamo. Ti accogliamo con cuore di figli, indegni, ma desiderosi di essere Tuoi, in vita, in morte e nell’eternità. Resta con noi, come sei stata nella casa di Zaccaria ed Elisabetta; come fosti la gioia nella casa degli sposi di Cana, come sei stata Madre per l’Apostolo Giovanni. Porta nella nostra famiglia Gesù Maestro, Via, Verità e Vita. Allontana per sempre da noi il peccato e liberaci da tutti i mali. Dispensa, o Madre buona, a ciascuno di noi le grazie spirituali e materiali; specialmente accresci la fede, la speranza, la carità verso Dio e verso il prossimo. Suscita tra i nostri cari, sante vocazioni. Sii sempre con noi nelle gioie e nelle pene e, soprattutto, fa che un giorno tutti i membri di questa fa-miglia, si ritrovino con Te uniti in Paradiso. Amen.”



LA SENTINELLA DELLA CASA ALLE LODI MATTUTINE
aprile 11, 2017, 5:53 am
Filed under: cultura e società, famiglia, religione | Tag: , ,

195.Sentinella“Se il Signore non custodisce la città, invano veglia la sentinella” (Sal 126,1).

Chi è la sentinella della casa? Chi difende la casa dall’attacco dei nemici? Il padre. Se un bambino sogna l’orco, il che è una cosa normalissima, una paura ancestrale… chi lo risolleverà e gli darà sicurezza? Se una bambina o una adolescente viene importunata, chi la difenderà e scaccerà i suoi nemici? Il padre. Fisicamente. I bambini hanno bisogno di sentirsi sicuri anche fisicamente… “E io chiamo mio padre!” è la risposta del bambino di fronte all’aggressore.

Chi amministra la giustizia nella casa? Il padre. Se i fratellini litigano, cosa dice la madre? “Stasera glielo dico a vostro padre!”. E stanno lì, poi, tutti ad attendere il “giusto giudice” perché, più o meno salomonicamente (e pur con tutte le sue imperfezioni), dirima la questione.

Chi è chiamato a dire l’ultima parola nelle decisioni importanti della vita familiare? Il padre. Sentita la moglie, sempre nella ricerca della comunione con lei, ma… l’ultima parola spetta al padre. E, alla fine, di chi è immagine questa figura paterna? Dell’Altissimo, il Padre che è nei cieli.

Bene, probabilmente c’è qualcuno che rifiuta questa impostazione antropologica. Il “mondo” ritiene superata la distinzione dei ruoli padre-madre, marito-moglie. D’altra parte ritiene ormai addirittura superata la distinzione maschio-femmina, che pure ha una base genetica… Eppure questa distinzione dei ruoli ha un qualcosa di ancestrale, una origine profonda che non è possibile rinnegare. La radice sta nella Genesi: “Maschio e femmina li creò”. Non siamo uguali. Abbiamo pari dignità, certamente, ma siamo diversi: fisicamente, psicologicamente, finanche spiritualmente. Non riconoscere questa Realtà è mettere le fondamenta di una casa sulle sabbie mobili piuttosto che sulla roccia. Perché la mamma vuole fare il padre, mentre il suo stesso fisico (che è l’espressione più immediata della Realtà) le nega quel ruolo davanti ai figli; intanto il padre si femminilizza o rimane spiazzato, incerto, frustrato… rispondendo anche in maniera tragica e violenta quando si sente (a torto o a ragione) messo all’angolo. La distruzione della figura del padre, un processo che ha attraversato tutto il secolo scorso, ha portato da un lato a ricondurre entro limiti accettabili la presenza dei padri-padroni e la loro violenza, ma, dall’altro, ha minato l’autorevolezza della figura paterna, che è cosa ben diversa dall’autoritarismo.

A quale figura biblica è possibile ricondurre la figura di padre autorevole, mite e, al tempo stesso, forte? A San Giuseppe. San Giuseppe, falegname, uomo mite ma anche… armato. Esiste infatti un’iconografia che lo raffigura con l’ascia. D’altra parte il falegname, all’epoca, faceva partire il suo lavoro dall’abbattimento dell’albero per arrivare al prodotto finito. San Giuseppe, sentinella della Sacra Famiglia, chiamato a difendere il Cristo ancora bambino per la fiducia accordatagli dal Padre celeste. Chiamato a prendere decisioni in momenti importanti per la sua famiglia, decisioni di vita o di morte. La decisione di fuggire in Egitto, ad esempio, per proteggere il bambino. Oppure chiamato, con Maria, a sentirsi dire un giorno dal figlio: “Non sapete che devo occuparmi delle cose del padre mio?”. Chiamato quindi a riconoscere nella carne e nella realtà dei fatti che i figli non sono nostri, sono figli di Dio, che ci sono affidati perché su di loro noi vegliamo a immagine del Padre, proteggendoli, ma lasciandoli liberi.

Ora, di fronte a una società che in virtù della “lotta agli stereotipi” adotta lo “stereotipo di non avere stereotipi”, qualcuno riesce a comprendere ancora la grandezza di una tale missione? Dio ha talmente fiducia in noi padri da affidarci dei suoi figli. A noi, pusillanimi, guerrafondai, imbroglioni… a degli infedeli! Affida i suoi figli a noi! Come è possibile rispondere a una tale chiamata? E’ evidente infatti che, per quanti sforzi possiamo fare, noi possiamo solo offuscare questa immagine santa che portiamo nella nostra missione!

Bene, si può cercare di rispondere a questa chiamata imparando a fare le sentinelle. Ma non le sentinelle che fidano sulle proprie forze, le sentinelle che sanno che “se il Signore non costruisce la casa, invano lavorano i costruttori”. Sentinelle che entrano nella dimensione della preghiera e della Grazia.

Nel Cammino Neocatecumenale, durante il percorso di riscoperta del proprio Battesimo, si è chiamati, alla fine, a celebrare nei tempi forti le Lodi mattutine all’alba, in chiesa e in forma solenne. Bene, mi ha sempre colpito vedere come alle 6 del mattino, non meno dei 2/3 dell’assemblea è costituita da uomini. Uomini che poi, al sorgere del sole, vanno a lavorare. Bene, siamo le sentinelle del mattino! Ora dico una cosa che il “mondo” certamente mi rimprovererà, ritenendomi medievale, anzi, arcaico. E’ bello pensare alla propria sposa ancora a letto o in casa ad accudire i figli, mentre noi si è di sentinella. Le sentinelle della preghiera. Una preghiera virile, che non ha niente di sdolcinato e superfluo. Una preghiera essenziale, quella dei salmi. La stessa preghiera del Cristo. E quella preghiera è come se la facessero anche tua moglie e i tuoi figli, anzi, tu la fai con loro e per loro. Sono carne della tua carne.

“Invano vi alzate presto al mattino e andate tardi a riposare per procurarvi pane di sudore: il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno” (Sal 126, 2).



LA POLITICA E LE SUE PRIORITA’
marzo 31, 2017, 3:45 pm
Filed under: cultura e società, famiglia, politica | Tag: , ,

196.giuseppe con ascia

valilarot di Valeria La Rotonda

Cosa succede in Italia? Cosa succede nel mondo? Tutti, prontamente, sappiamo rispondere a questa domanda “C’è una gravissima crisi economica, non ci sono soldi”. Questa è la prima risposta del cittadini. Ma qual è la risposta di chi ci governa? Per il governo italiano il problema principale è … il Gender! L’unico risultato concreto e argomento principale sui giornali.  In piena crisi, con il Centro Italia devastato dal terremoto, il governo ci “regala” la meravigliosa e tanto attesa legge sulle “unioni civili”. Certo! Non se ne poteva fare a meno! Non era proprio possibile aspettare! Ai terremotati ci pensassero i cittadini, con le donazioni di 1 o 2 euro (che tanto poi finiscono alle banche, mica davvero ai terremotati…).  In piena “crisi migranti” (che tanto ormai solo il presidente del Consiglio non sa che ce li andiamo a prendere direttamente in Libia…), il nostro governo non ha di meglio da fare che concentrarsi senza posa sulla DAT (Dichiarazione Anticipata di Trattamento). Cos’è la DAT? Nient’altro che l’anticamera dell’eutanasia. Magari in questo modo i giornali finiranno di titolare “imprenditore si toglie la vita per i troppi debiti”: potranno dire che per motivi suoi ha scelto di non vivere più… plaudendo alla sua libertà di scelta.

Per l’obiettivo ormai nemmeno più nascosto di distruggere la famiglia, destrutturare la società, dissolvere ogni differenza uomo/donna in un’unica melassa di “nonsisachè”, i nostri figli sono bombardati costantemente, ad ogni età, da messaggi che vogliono inculcare nella loro testa che non esiste il genere sessuale: non esiste il maschio e la femmina: esiste “come ti senti tu”. Alle scuole elementari libracci ignobili propongono scene di sesso fetish per comprendere la “sessualità di mamma e papà” (!). In televisione tristi guitti tatuati inneggiano alla droga libera e pubblicizzano l’acquisto di bambini da parte di coppie etero e omosessuali (pratica vietata dalla legge italiana, almeno per ora!), permettendosi il “lusso” di alzare il dito medio all’Italia del Family Day, sicuri di rimanere impuniti, mentre creative sentenze di Tribunali senza vergogna ammettono ciò che per legge nel nostro paese è ancora vietato (step-child adoption), argomentando blandamente che è “nel supremo interesse del minore”… Tutti pronti, i media, a sciacquarci il cervello con chiacchiere e relativismo spicciolo.

In questa fiera dell’inutile, in questo marasma di finta realtà, dove si crea volutamente la confusione lessicale sul concetto di normalità, per potervi fare rientrare tutto e il contrario di tutto, viene inventato il “femminicidio”. Ci hanno riempito la testa di “femminicidio”. Perché l’assassinio di una donna non può essere riportato alla normale terminologia? Perché bisogna coniare una nuova parola? La parola “femminicidio” non indica  qualsiasi assassinio che abbia come vittima una donna, ma solo l’uccisione di una donna “in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.” Questa la definizione riportata da Wikipedia.

Quanti sono i casi di “femminicidio”’? In Italia nel 2016 sono stati 30.  I morti per droga, sempre in Italia, 305. Qual è l’emergenza allora? Eppure la droga si vuole legalizzarla! In realtà introdurre lo specifico reato di “femminicidio”, nell’accezione virgolettata, è sicuramente discriminatorio per le donne, ma lo è anche per gli uomini, i quali pure possono essere vittime di violenza domestica.

“Sovrastruttura ideologica di natura patriarcale”… Ma davvero possiamo credere che il troglodita di turno, che uccide la moglie perché non gli ha preparato la cena, abbia la minima idea di cosa sia una sovrastruttura ideologica? Ovviamente non lo sa! E allora insegniamoglielo noi! Dice il nostro governo! Insegniamo ai maschietti, sin da piccoli, che non esiste differenza tra uomo e donna! Certo! E’ molto più facile insegnare che non ci sono differenze che insegnare a rispettare le differenze che, nella realtà, ci sono! E d’altra parte l’uomo e la donna sono diversi biologicamente, hanno il cervello strutturato diversamente, hanno attitudini diverse, proprio per la loro natura…

Per poter dire questo, però, si deve fare un ulteriore “passo indietro”, quello che non si vuole fare. Bisogna ammettere che “maschio e femmina li creò”. Per negare la realtà, la Verità, bisogna costruirne una nuova, scollegata da tutto: una “realtà” psicotica, dove l’uomo non può essere uomo e la donna non deve essere donna: una realtà dove l’uomo non può esprimere le proprie caratteristiche, che sono la forza fisica, la minore empatia emotiva, la capacità di attivare i sistemi di difesa della famiglia e del clan… una realtà dove la donna non può esprimere le proprie caratteristiche, che sono la maternità in primis, l’empatia (che le serve a mantenere il legame con la prole), la debolezza fisica… Ed ecco costruito un uomo androgino, un “donno” che deve saper avere cura della prole come una donna, e una “uoma” che deve poter uccidere senza rimpianti la creatura che porta in grembo in nome del suo “diritto” ad essere uomo/procacciatore di cibo (in nome del lavoro e del successo, per dirla semplice).

Maria, Madre di Dio e madre nostra, modello cui ogni donna dovrebbe aspirare, è sparita dal cuore dell’umanità. Se la donna tornasse a prendere Maria come modello, l’uomo tornerebbe a prendere San Giuseppe come modello: San Giuseppe, che è un uomo armato (ha con se un’ascia) per proteggere la famiglia e che prende decisioni drastiche per il bene della stessa (alzarsi di notte e fuggire in Egitto, all’estero, non è certo pizza e fichi). E la vita sulla terra sarebbe salva.



I MALATI TERMINALI IN FAMIGLIA
marzo 10, 2017, 3:47 pm
Filed under: cultura e società, religione | Tag: , ,

193.malati terminali

Mia nonna passò l’ultimo anno della sua vita nel letto, accudita dai figli e da noi nipoti. Chi la aiutava ad alzarsi, chi la puliva, chi le massaggiava le parti dolenti… Per mesi fu organizzato un turno, un programma settimanale di assistenza. Non restava mai sola. Soffriva, certo, e anche molto. Alla fine quasi non riusciva più ad alimentarsi. Ma non fu mai lasciata sola. La accompagnammo tutti insieme, ognuno con il suo carattere, con i suoi pregi, con le sue (perché no?) debolezze e incapacità. Una famiglia numerosa, un popolo che si stringe attorno all’anziano, alla radice, e l’accompagna per mano di là, al di fuori del tempo, nell’Eterno. Dove è andata a ricongiungersi ai suoi cari e a prepararci un posto. Aveva il volto sofferente, ma negli ultimi istanti, mentre nel giro di un minuto il colore del viso virava verso il bianco, si distese in un lieve sorriso. Pensai: “la morte del giusto”. In una serenità senza fine. Il tutto mentre l’ultima invocazione di una delle figlie chiamava il papà (mio nonno) perché le venisse incontro dall’altra parte. Mamma e papà, di nuovo insieme, uniti. Invocava così la radice della sua stessa vita.

Mio padre, negli ultimi tempi, anche lui ha iniziato dapprima a stare sulla sedia a rotelle. Poi non ce la faceva più nemmeno a uscire di casa, infine nemmeno ad alzarsi dalla sua poltrona. Sicuramente il suo Calvario è stato più breve di quello di mia nonna (e anche la medicina, devo dire, ha fatto grandi passi in avanti nelle cure palliative). Ma anche lui è stato accompagnato: da mia madre, da noi figli, dai nipoti, dagli amici e dai conoscenti. Anche lui ha passato una notte di agonia, appoggiato a me e mia madre e un’altra, l’ultima, con le mie sorelle. Lì dove tutti noi abbiamo sperimentato, per grazia, tutta la nostra impotenza. Ed è stata una grande lezione che la Vita ha dato a tutti noi.

Così me ne vorrei andare, quando sarà il momento, anche io. Con la mia famiglia, i fratelli della mia comunità, gli amici intorno, che mi accompagnano e magari pregano. Sicuro di riunirmi con i miei cari. Con mia nonna, con mio padre, con quanti ho amato qua sulla terra e mi avranno preceduto lassù, nel Cielo. Per preparare un posto a chi ancora resterà per qualche tempo in questo mondo.

La vita non è un bene disponibile. Nessuno può nascere per sua volontà. Nessuno può autodeterminarsi. E la morte fa parte della vita. Anzi, potremmo dire che l’unica cosa sicura, quando nasci, è che prima o poi dovrai fare questo passaggio, morire. Così come il momento della vita, il concepimento, è di Dio, anche il momento della morte è di Dio. Che resti non disponibile all’uomo, allora, perché è di Dio! Perché è il momento della Verità. La Verità con la V maiuscola, indescrivibile: D-o, o JHWH, per dirla in modo impronunciabile, come i fratelli ebrei.  E’ il momento dell’incontro, del mistero svelato. L’amore dei tuoi cari ti accompagna e ti dà forza fin sulla soglia del mistero, ma la soglia la devi passare da solo.

Siamo famiglie cristiane. Andiamo contro corrente. Accogliamo nelle nostre case le vite che si spengono, accompagniamo tenendo la mano, non abbandoniamo. Testimoniamo la vita, fino alla fine, perché il momento del passaggio, che Dio sceglie per ognuno di noi, sta nei disegni della sua misericordia infinita. Noi non sappiamo quando è il momento giusto. Noi non sappiamo, fino all’ultimo respiro, quando veramente “tutto è compiuto”. Per noi, per chi ci sta intorno e addirittura per la nostra discendenza, nascosta ancora nei nostri lombi (cfr. Eb 7, 9-10). Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice:“Sia chiaro a tutti che la vita dell’uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini” (CCC 2371)

Non priviamo allora i giovani dell’insegnamento dato coi fatti! Come tu onori tuo padre e tua madre, quando sono invecchiati, quando ormai li puoi solo accompagnare, così i tuoi figli onoreranno te! Questo devi insegnare! Non priviamo i giovani della opportunità di imparare a donarsi! Non priviamo i giovani della grande opportunità che è stare vicino a un nonno malato e poi vicino ai propri genitori, malati. Non priviamo i giovani della ricchezza che, per la loro anima, è accompagnare un anziano di là, dall’altra parte. Perché c’è un’altra parte, quella vera, quella eterna: il Cielo!  Pulirlo, accudirlo, fare l’esperienza di sostenerlo tra le proprie braccia vale più che mille catechesi e… li fa diventare Uomini.  Uomini veri. Forti. Non canne sbattute dal vento.

Purtroppo c’è un mondo che va in direzione opposta. Un mondo che pretende di stabilire per legge quando è meglio farla finita. E che te lo vuole fare dichiarare prima, quando stai bene, in un puro esercizio teorico. Il diritto di cambiare idea non è previsto nel famoso testamento biologico (e come potresti dire di aver cambiato idea, quando non potrai parlare?). E ora stanno lì a convincerti, tramite la grancassa dei mezzi di comunicazione, che è meglio per te, quando stai male, farla finita. Una bella siringa e via! Con risparmio di soldi per le disastrate casse della Sanità e risparmio di sofferenze per i tuoi cari. Il nemico dell’uomo ci spinge sempre a metterci al posto di Dio nel nostro delirio di autodeterminazione, ci spinge a mangiare del frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, quello di cui, invece, Dio aveva avvertito che “se ne mangerete, morirete” (cfr. Gn 2, 17).

Il libro della Genesi termina però con un avviso decisivo per questi nostri tempi; “Il Signore pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita” (Gn. 3,23). Rispetta la vita, dunque, uomo! Sempre, ovunque e comunque, se non vuoi vedertela con i cherubini e con la fiamma della spada folgorante.



EUCARISTIA: CUORE DELLA FAMIGLIA E DELLA CHIESA
febbraio 19, 2017, 9:03 am
Filed under: religione | Tag: , ,

191-eucaristia

Il matrimonio si celebra e la famiglia si rafforza su tre altari: la mensa quotidiana, il talamo nuziale e la mensa eucaristica. Chiudiamo questa breve rassegna, quindi, verificando la grandezza della mensa eucaristica, al fine di rendere più chiare tutte le occasioni in cui, purtroppo, questa viene dissacrata, con ripercussioni negative sull’amore e sull’unità in famiglia.

La famiglia cristiana riceve il dono dello Spirito Santo, che discende dal Padre e ci viene donato senza misura da Gesù Cristo nella celebrazione eucaristica. Dobbiamo premettere allora che è lo Spirito Santo che tiene unita la famiglia, non i nostri sforzi. Lo Spirito Santo permette la circolazione dell’Amore soprannaturale all’interno della famiglia, tenendola unita. Potremmo dire che lo Spirito Santo si muove ed agisce all’interno della famiglia cristiana come si muove ed agisce all’interno della SS. Trinità, tanto che S. Giovanni Paolo II disse la famosa frase, parlando della missione evangelizzatrice delle famiglie: “Famiglia in missione, Trinità in missione”.

Siamo fatti di anima e corpo. Pertanto, come condividiamo intorno alla mensa quotidiana ciò che è carne, cioè la nostra vita giornaliera, è necessario che ci avviciniamo insieme anche al cibo spirituale, il pane degli angeli, perché appunto abbiamo bisogno del pane quotidiano e del pane del cielo, quello eterno! Ciò perché nella famiglia possano convivere l’amore terreno e quello celeste e soprannaturale, dal quale tutto discende.

La Legge divina, che è stata donata all’uomo perché questi viva e sia felice, ha sempre insegnato: “Ricordati di santificare le feste”. Il terzo comandamento pone così le fondamenta di ogni famiglia. “Fermatevi –dice il Signore – e santificate questo giorno, ricordate le opere che Io, il Signore, ho compiuto nella vostra vita, nella vostra famiglia, ricordatele ai vostri figli!”. Quello che hai ottenuto in sei giorni ti basti! Il Padre sa di cosa hai bisogno. E per il tuo bene ti dice che è necessario che tu completi l’opera che Lui ti ha concesso di svolgere; che tu la completi attraverso il riposo del settimo giorno. Il riposo, però, va consacrato a Dio, perché è il compimento dell’opera delle nostre mani, svolta durante tutta la settimana. La festa cristiana è quindi santificata nell’Eucaristia domenicale, in cui sono attuati i due comandamenti dell’amore, verso Dio e verso il prossimo.

Nell’Eucaristia la famiglia trova la forza per restare unita nell’amore di Cristo e sentirsi parte integrante di un popolo in cammino. Su questo altare padre, madre e figli attingono quell’Amore che è un dono e che può impregnare di Grazia l’intera vita familiare. In altre parole: l’Eucaristia è il Sacro Cuore di Cristo che diventa Cuore della Chiesa e Cuore della famiglia, la piccola Chiesa domestica.

Davanti a una tale fonte di grazia è inevitabile che il demonio metta in atto i suoi piani distruttivi. In che modo oggi viene dissacrata l’Eucaristia? Innanzitutto abbandonandola: non celebrandola. Quante famiglie, dalla fede malferma e ridotta ormai a un “vestitino della prima comunione” troppo stretto, non trovando più risposte ai loro problemi, alla loro incapacità, vagano come pecore senza pastore, assetate, lontano dalla fonte eucaristica e finiscono così per sfasciarsi definitivamente! Siamo tutti, nessuno escluso, mendicanti in cerca d’amore, infatti, e ci azzuffiamo gli uni gli altri perché pretendiamo amore da chi non ce lo può dare. Eppure dimentichiamo la fonte dell’amore!  In mancanza di una catechesi appropriata, viva, adatta all’uomo moderno… l’uomo moderno si allontana così dall’unica fonte di amore soprannaturale in grado di saziare la propria fame!

La mancanza di catechesi cristiana, oscurata dalla catechesi del mondo, strombazzata dai mezzi di comunicazione di massa in maniera pervasiva, crea poi una “religione fai da te”, che in nome di un buonismo privo di fondamenti, consente a molti, per quanto inconsapevoli, di accostarsi alla Comunione indegnamente o quanto meno con superficialità, cosa che San Paolo rivela come foriera di serie conseguenze (cfr. 1Cor 11, 27-30).

Un altro modo di dissacrare l’Eucaristia, opposto a quelli precedentemente espressi, è quello di recarsi alla celebrazione con il piglio “di chi compie la Legge”. Molti cristiani, purtroppo, si recano la domenica a Messa solo per adempiere al precetto, pensando in cuor proprio: “Non si sa mai…” o ritenendo quasi di fare un favore a Dio. Taluni arrivano poi in ritardo e il ritardo, specie quando non è occasionale, è semplicemente l’atto esteriore che denota una realtà interiore profonda, che spesso ci si rifiuta di comprendere nella sua reale valenza: “Non sto partecipando a un avvenimento importante, ma a una routine… quindi posso tardare un po’ ”. Se fosse davvero importante, infatti, arriverei semmai in anticipo! E come è difficile che un tifoso arrivi in ritardo allo stadio per una partita…

In conclusione, celebrare l’Eucaristia è partecipare al passaggio di Dio, che in una dinamica Pasquale trascina dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita, dalla nostra incapacità di amare alla capacità di amare come Dio, donataci in Cristo Gesù. Che possiamo sempre sedere allora, come famiglia e come famiglia di famiglie, a questo banchetto celeste! Ascoltando la Parola di Dio, cantando, pregando insieme, per partecipare del Corpo e Sangue del Signore. Beato chi vede questa bellezza, perché è un anticipo di Cielo, una bellezza che salva la famiglia e salva il mondo!



IL TALAMO NUZIALE, ALTARE SU CUI SI CELEBRA IL MATRIMONIO
febbraio 19, 2017, 9:01 am
Filed under: religione | Tag: , ,

192-cameradaletto

Il mese scorso abbiamo iniziato ad esaminare il primo dei tre altari sui quali si celebra il matrimonio cristiano: la mensa quotidiana, nella quale la comunione familiare si rende visibile nella convivialità. Passiamo ora ad esaminare l’altare costituito dal talamo nuziale e, anche qui, a verificarne la bellezza e il significato, al fine di rendere più chiari gli attacchi di cui è oggetto ai nostri giorni.

Il corpo è fondamentale nel matrimonio cristiano. Gli sposi sono fatti di anima e corpo, infatti, e cercano la comunione dell’anima e del corpo, tanto che il sacramento non si compie perfettamente, realizzandosi, finché non c’è il primo rapporto fisico tra gli sposi. Non si può vivere pienamente il matrimonio senza sviluppare tutte le manifestazioni, anche corporee, che trasmettono l’amore. Così, non si può essere sposi felici senza sviluppare la tenerezza e l’accoglienza nelle parole, nelle carezze, negli abbracci, nei baci e nell’amplesso fisico. La camera nuziale e il talamo sono quindi il luogo ove si manifesta corporalmente, venendone santificata, l’unione intima e piena dei cuori.

La Chiesa non ha mai sottovalutato questo aspetto, tanto che, fino a qualche tempo fa, era prevista la benedizione da parte del sacerdote del talamo nuziale e questo gesto aveva un significato molto bello e importante. Il presbitero benedicendo la camera nuziale, riconosceva quel luogo come sacro (cioè che appartiene a Dio). Lì, infatti, marito e moglie, unendo i lori cuori e i loro corpi, rinnovano il sacramento delle nozze e si aprono alla vita. Il Talmud spiega bene che:Tre sono coloro che partecipano alla creazione di un uomo: il Santo e Benedetto, il padre e la madre“. Il padre e la madre partecipano nella generazione dei tratti fisici, Dio Santo e Benedetto infonde l’anima immortale. E alla fine, “Quando giungerà il momento di lasciare questo mondo, il Santo e Benedetto riprende la sua parte, abbandonando la parte del padre e della madre” (T.B. Niddà 31).

Su questo altare gli sposi diventano una sola carne e per questo collaboratori di Dio nella creazione. Su questo altare l’amore, incarnato nell’atto unitivo degli sposi, riceve la potenza di Dio per diventare anche procreativo.

In che modo viene dissacrato l’altare del talamo nuziale? Innanzitutto ogniqualvolta si dissocia l’atto unitivo dall’atto procreativo. Su questo altare si fa presente Dio con la sua potenza creatrice. L’uso di anticoncezionali è pertanto sicuramente un atto dissacratorio. O si ama o non si ama. Non esiste un “amore fino a un certo punto” o un “amore senza conseguenze”. L’amore è per sempre, totale, e la sua conseguenza più bella è proprio la fecondità. In caso contrario non è amore o, comunque, non è amore cristiano, totale e soprannaturale. Non è questa la sede per entrare nei dettagli della paternità e della maternità responsabile, e della possibilità temporanea di astenersi dall’atto sessuale, cioè della castità vissuta anche all’interno del matrimonio. Basti qui ricordare che tutti i mezzi, fisici e chimici, utilizzati per evitare un concepimento (e a maggior ragione tutti i mezzi che in realtà sono addirittura abortivi e ledono il comandamento di non uccidere, come la “pillola del giorno dopo” o la “spirale”) sono gravemente lesivi della sacralità dell’atto coniugale. Un figlio è sempre il dono più grande che Dio possa concedere a una coppia ed è sempre, anche quando noi non lo riusciamo a comprendere, per il bene della coppia. Non solo, come dice il Catechismo: “la vita dell’uomo e il compito di trasmetterla non sono limitati solo a questo tempo e non si possono commisurare e capire in questo mondo soltanto, ma riguardano sempre il destino eterno degli uomini” (CCC n. 2371). Impariamo, allora, a non disprezzare i grandi doni di Dio!

L’adulterio è ovviamente il peccato che distrugge l’intimità degli sposi. Figuriamoci poi se consumato proprio sul letto coniugale! In tal caso diventa un atto veramente odioso, uno sfregio alla potenza e alla fedeltà di Dio. Il tradimento della fedeltà coniugale, specie quando resta nascosto, è come un fiume carsico che scava nelle radici del matrimonio e ne mina le fondamenta, portando le sue nefaste conseguenze sull’intero edificio della famiglia e contribuendo non poco a indebolire lo sviluppo psicologicamente equilibrato dei figli.

Oggi troppo spesso si giustifica l’abbandono del tetto coniugale, e quindi la distruzione di questo altare, non solo con l’adulterio, fatto o subìto, ma addirittura con i litigi, la diversità di vedute, la semplice diversità di opinioni. Non è il litigio che mina in profondità l’amore coniugale, ma la mancanza di perdono! Il divorzio, quindi, è un altro mattone che la società incoraggia a scagliare contro l’altare del talamo nuziale.

E’ ovvio che è la sostanza quella che conta, ma… come le coppie cristiane possono rendere visibile, anche con dei segni esteriori, la sacralità dell’amore coniugale? Attraverso l’attenzione posta alla propria camera da letto. La pulizia, l’ordine, la bellezza, il pudore, il rispetto dovuto anche dai figli al letto sul quale sono stati concepiti, sono i capisaldi da difendere. La camera da letto degli sposi è la stanza del vino, quella in cui Gesù si dona di nuovo alla sua sposa, la famiglia (la Chiesa), per renderla santa e immacolata con la Sua presenza, come il Cantico dei Cantici mirabilmente canta: “Mi ha introdotto nella cella del vino e il suo vessillo su di me è l’amore… La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia” (Ct 2, 4.6).